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visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
VIDEODROME
(Can 1983)
di D. Cronemberg
Il trionfo dell'immagine e la sua forza a livello sociale si affermarono
completamente e con assoluta spregiudicatezza solo negli anni '80,
negli Stati Uniti.
Un sistema di televisioni commerciali già maturo lasciò
sempre più spazio alla crescita del fenomeno via cavo, alla
pay per view ed infine alla ricezione satellitare che permise di
offrire ad ogni utente una gamma di canali praticamente inesauribile.
Con un sogno nemmeno troppo nascosto: permettere ad ognuno di avere
la propria stazione televisiva privata con cui irradiare l'etere.
La frammentazione raggiunse livelli di
guardia già verso la fine del decennio, ma il suo progresso
(o regresso, visto l'alto numero di "sostituzioni" tra
le emittenti) pare inarrestabile.
La logica di fidelizzazione dello spettatore e l'uso di stimoli
percettivi in grado di condurlo in un mondo parallelo, realizzato
su misura dalle differenti entità commerciali che investono
senza pausa nel mezzo televisivo, ha permesso la creazione di una
nazione di videodipendenti, sintetizzata dal susseguirsi di affermazioni
che conferiscono lo status di realtà solo alle informazioni
teletrasmesse.
Durante questo periodo di crescita selvaggia fiorirono centinaia
di piccole emittenti tv, costrette a lottare fra loro per la sopravvivenza,
imponendosi in ristrette nicchie di mercato.
La parte centrale degli States difficilmente raggiungibile da qualsivoglia
segnale viste le distanze siderali tra i molteplici agglomerati
urbani è stata raggiunta dal satellite solo negli ultimi
dieci anni grazie ad un notevole esborso da parte dei principi della
Chiesa, interessati a mantenere sotto controllo uno dei più
ampi e inattacabili feudi dell'integralismo cattolico al mondo.
Un'altra grande fetta di mercato ha invece rivelato come il consumo
di pornografia da parte della popolazione statunitense sia altrettanto
rilevante: il fiorire di trasmissioni a carattere erotico andò
di pari passo con la diffusione del sistema vhs che distrusse completamente
l'industria cinematografica a luci rosse.
La televisione via cavo fu uno dei primi veicoli di sviluppo di
un nuovo sistema di vendita per la pornografia, in grado finalmente
di raggiungere ogni casa anonimamente e solo su richiesta.
E' in questa realtà che nasce Videodrome.
Non una semplice registrazione, bensì un'esperienza in grado
di provocare allucinazioni nello spettatore: l'effettiva trasmissione
delle stesse dalla propria mente allo schermo televisivo e allo
spazio/tempo circostante.
E non solo: uno stimolo così violento e potente da essere
incontrollabile, in grado di generare attraverso la contaminazione
con il corpo umano un nuovo ordine, una nuova forma di vita, superiore
e complessa.
Attraverso immagini sadomasochistiche e violenze reiterate il videotape
apre uno spiraglio percettivo nel nostro cervello in cui si insinua,
sino a manipolarlo e a mutarne la costituzione.
L'astrazione visionaria di Cronemberg nasce da un'attento studio
dei media e delle loro caratteristiche e trova una compiutezza solo
nell'impossibile realtà parallela realizzata dai deliranti
effetti speciali di Rick Baker, perfetto rappresentante di un'estetica
destinata a scomparire sotto i colpi della successiva rivoluzione
digitale.
Videodrome sarebbe dovuto rimanere un'intuizione, pura e altrettanto
geniale, quella che si mostra con parsimonia nella prima parte del
film. Più i minuti passano più ci si trova a contatto
con l'insufficienza stilistica e narrativa del regista canadese:
la curiosità sostituisce l'interesse, il piacere dell'iperbole
serve solo a nascondere l'incapacità di costruire completamente
un racconto cinematografico (allo stesso modo è leggibile
la svolta politica de La zona morta, tratto da King e realizzato
nello stesso anno).
Il lavoro di Cronemberg è rilevante solo in alcune sequenze,
trasposizione perfettamente 80s di fobie passate e future (la televisione
frustata, il respiro dell'apparecchio tv e la mutazione della sua
stessa forma, l'interazione da parte dello spettatore con quanto
è rappresentato sullo schermo): agisce sulle fantasie represse,
muovendosi in modo accativante tra ammiccamenti sessuali e un sottofondo
di ineffabile dipendenza dalla violenza (il tutto incarnato alla
perfezione da Deborah Harry).
Warhol definì il film "
un'Arancia meccanica degli
anni '80" e come sempre in una frase disse tutto e il suo contrario,
centrando perfettamente il senso "sociale" del lavoro
di Cronemberg ed aggirando con classe un distruttivo ed impietoso
paragone estetico. Essendo impossibile dargli torto, sottoscrivo...
Bowman
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