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VAMPIRES
(USA 1998)
di J. Carpenter con J. Woods S. Lee

In Vampires incontriamo uno dopo l'altro tutti gli elementi fondamentali del cinema di John Carpenter, una serie di colonne portanti presenti in ogni sua opera, in grado di svelare il suo approccio dissacrante e per certi versi rivoluzionario nei confronti degli ordinari clichè della narrazione e della rappresentazione cinematografica.
Nonostante una precisa volontà formale dichiaratamente citazionista e debitrice tanto del cinema classico quanto dei b-movies a basso costo, Carpenter ha sviluppato nel corso della sua carriera una capacità pressochè unica nella scelta del racconto (indipendentemente dal genere di appartenenza) e nel successivo adattamento dello stesso alle proprie necessità di autore (anche musicale, come compositore delle colonne sonore dei suoi film, in cui riecheggiano sintetizzatori e chitarre elettriche che vanno a completare il suo riconoscibilissimo marchio di fabbrica).
Il bisogno mai celato di irridere ogni forma di autorità costituita e di spazzare via ogni possibile riferimento alla morale imperante, mostrandola nella sua completa falsità e nell'inefficacia dei suoi precetti.
La decisione ribadita in più occasioni di utilizzare come protagonisti dei suoi film una gamma pressochè infinita di personaggi definibili come suoi alter ego, dotati di un proprio sistema di valori, nichilisti senza speranza disposti a tutto pur di sopravvivere e con un'infondata fiducia nell'amicizia virile.
La visione della massa come elemento a rischio, incontrollabile, perennemente indeciso e costretto tra il fuoco della ribellione e quello del conformismo.
Vampires non sfugge a questi canoni e nel rimaneggiamento della mitologia a cui appartiene, riesce a trovare una propria unica vita, più ancorata ad una realtà immaginaria, ma in ogni caso tangibile (i vampiri sono esseri soprannaturali battibili con un procedimento scientifico, s'inceneriscono con l'esposizione alla luce e null'altro… niente corone d'aglio, crocifissi, pallottole d'argento…).
Il racconto coinvolge superficialmente l'incertezza della fede e la ricerca dell'immortalità ad ogni costo: distrugge i simboli in carne ed ossa del cattolicesimo, ne esalta la concezione dogmatica e la tendenza ad occultare sempre e in ogni modo la verità.
James Woods è uno spietato cacciatore di vampiri calato nella contemporaneità (maglietta nera e jeans, fucili a pompa, rostri, jeep, alcool, prostitute, senso del dovere e del gruppo, violenza verbale) assoldato dagli alti ministri del Vaticano per eliminare gli esseri infernali che si nascondono negli Stati Uniti all'oscuro della popolazione civile.
Se Vampires si sviluppa con fluidità e senza momenti morti (???) lo dobbiamo alla mano di Carpenter capace di snellire una vicenda morbosamente controtendenza con il consueto innesto di ironia e azione, scegliendo una serie infinita di duelli ambientati in un'oscurità squarciata dal rosso del sole e del sangue.
Una sorta di contaminazione forzata tra una classica vicenda orrorifica e la logica dei videogame, costruita per caste, accessi e salti di scala, scandita dalla lotta notturna e dalle visioni di Sheryl Lee, prostituta contaminata dal maestro e guida dei vampiri Valek (scampò ad un esorcismo rovesciato nel 1300 guadagnando l'immortalità e la sete di sangue… ora prova a estendere il suo potere dalle tenebre alla luce del sole con la prosecuzione del rito a cui si era sottratto).
L'aspetto favolistico della vicenda svanisce dopo le prime inquadrature e si rianima di citazioni cinematografiche nel prosieguo del film (La notte dei morti viventi di Romero in primis nella splendida apparizione dalle sabbie desertiche dei vampiri al tramonto): ferocemente anticlericale, Carpenter trova in Vampires un altro corrispettivo della minaccia portata dalla negazione dell'umanità (il non morto, l'essere inumano), vera protagonista del suo cinema, sia essa figlia di una forza aliena (La Cosa, 1982 - Essi vivono, 1989), soprannaturale (Halloween,1978 - Fog, 1980) o della pazzia della propria mente (1997:fuga da New York, 1981 - Il seme della follia, 1994).

Bowman