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visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
L'UOMO CHE UCCISE LIBERTY VALANCE
(USA 1962)
di J. Ford con J. Stewart J. Wayne L. Marvin
Ford nel 1962, in un teatro di posa, pronto a dirigere l'ennesimo
affresco ambientato nel selvaggio West di un'America che continua
impercettibilmente a cambiare rispetto alla nazione bisognosa di
rassicurazioni ed eroi che si specchiava in Ombre rosse.
Di fronte a lui, i protagonisti o per meglio gli archetipi del sogno
americano divisi in tre personaggi, ognuno perfettamente rappresentativo
di uno spicchio del simbolismo su cui si fondo la mitologia a stelle
e strisce: il paladino con una propria personalissima morale (John
Wayne), l'uomo di legge dal volto umano e comprensivo (James Stewart),
il bandito feroce e senza scrupoli (Lee Marvin).
E' l'intreccio stesso tra queste figure a creare il racconto e non
viceversa.
Ford porta sullo schermo l'ovvio ovvero lo scontro tra le buone
maniere e i codici imparati nelle università dell'Est da
Ransom Stoddard (Stewart) e l'Ovest senza uno stato reggente, dominato
dai latifondisti e dai fuorilegge assoldati per mantenere la popolazione
in stato di perenne terrore e ignoranza.
Liberty Valance (Marvin) è il temuto pistolero dalla frusta
d'argento che depreda e uccide chiunque si trovi di fronte, capace
di essere tenuto a freno solo dall'abilità di Tom Doniphon
(Wayne), il duro senza macchia, che nasconde un cuore sotto i modi
rudi da cowboy cresciuto troppo in fretta (come dimostra il rapporto
con il servitore nero Pompeo, trattato come suo pari in epoca di
acceso schiavismo
non che nel 1962 la segregazione razziale
fosse risolta negli States).
Valance e Doniphon sono due personaggi complementari, sopra le righe
e senza rispetto per le leggi degli uomini: lo stesso volto del
West a confronto, costretto ad annullarsi.
Alleggerito da figure di contorno che portano l'intrinseca malinconia
del racconto sui territori della commedia, L'uomo che uccise Liberty
Valance è una sorta di compendio della Storia Americana,
un piccolo passo nella direzione tracciata da Griffith con Nascita
di una nazione, il tentativo cioè di raccontare un paese
multiforme attraverso la lente d'ingrandimento del cinema, con la
conseguente scelta di insistere sugli stereotipi più diffusi
per completare la sfera narrativa.
In questo senso e nella tradizione del cinema classico americano
di cui Ford è una colonna portante oltre che fondante, incontriamo
uno sceriffo sovrappeso ed incapace (per propria volontà,
oltre che per limiti strutturali), un giornalista orgoglioso ed
alcolizzato, una giovane cuoca obbligata a dividere il proprio cuore
tra il cowboy e l'uomo venuto dalla città (che la corteggia
senza timore), gli inutili e sghignazzanti scagnozzi di Valance,
una popolazione più simile ad un gregge che ad una comunità,
un dottore che non opera se non dopo abbondanti dosi di whisky e
così via, all'infinito.
L'uomo che uccise Liberty Valance parte perciò da un concetto
molto personale di realtà cinematografica: seppur attenuato
da frequenti richiami alla comicità, il più delle
volte "gestiti" a livello ritmico dalle fulminanti battute
senza possibilità di replica di John Wayne, la tristezza
di fondo che pervade il film non si allontana neppure per un momento
dallo svolgimento dei fatti.
Per acuire questa sensazione Ford fa svolgere il racconto in un
lungo flashback, racconto obbligato dell'ormai senatore Stoddard
giunto in un paese sperduto del West per onorare la morte di un
vecchio amico, Tom Doniphon, ad un giornalista che non vuole che
"la verità sia nascosta".
La vita di Tom è passata sotto silenzio nonostante sia lui
l'artefice della fortuna di Ransom: sfidato a duello da Valance
viene salvato da morte certa dal cowboy, che nascosto nell'ombra
colpisce a tradimento il bandito poco prima dello scontro finale.
Stoddard non se ne rende conto sino a quando Doniphon non lo mette
a parte del suo segreto, giorni dopo (con un ulteriore flashback
introdotto da ampie volute di fumo), prima di un'assemblea per l'elezione
al senato: la coscienza impone a Ransom una confessione, ma Tom
glielo impedisce.
Niente potrà essere negato all'uomo che ha ucciso Liberty
Valance.
John Wayne è l'eroe nell'ombra, il motore della vicenda,
l'unico a cui sia consentito infrangere la legge.
Ford gli regala un'altra scena epocale, quella del rogo della propria
fattoria, completamente ubriaco e in preda alla disperazione e alla
gelosia per la rinuncia all'amata (che cade tra le braccia di Ransom,
affascinata dal coraggio di quest'ultimo che non fugge ed affronta
una "sicura" morte per non perdere l'onore).
La vittoria della legge e dell'ordine sulla forza che ha mosso sino
a quel momento le sorti del West: una frontiera senza governo che
da un lato perisce e dall'altro con amarezza si fa da parte, cedendo
il passo al "progresso".
La fusione di due storie americane, rappresentate al meglio dai
due interpreti che più di ogni altro sono entrati a far parte
dell'immaginario statunitense. Wayne cede il passo a Stewart, ma
il mito gli appartiene: la perfetta simbologia tra i protagonisti
e la storia che raccontano esplicita nel modo più chiaro
il pensiero di Ford.
Stoddard sarà per sempre l'uomo che uccise Liberty Valance,
la verità non verrà mai a galla, la leggenda oscurerà
la storia.
Questo racconta Ford, di sé stesso
e dell'America, scegliendo un bianco e nero cupo e l'infelicità
di una riconoscenza che non può essere manifestata.
Bowman
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