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TRANS-EUROP-EXPRESS
(Fra 1966)
di A. Robbe-Grillet con J.L. Trintignant A. Robbe-Grillet


“Il film è più singolare nella concezione che nella realizzazione: le immagini sono piatte, gli interpreti senza estro e l’erotismo fortemente sospetto di tendenze mercantili.”  
Tullio Kezich, Corriere della Sera, 1967.

Come le immagini potessero non essere piatte, gli interpreti senza estro e l’erotismo sospetto di tendenze mercantili risulta ancor oggi alquanto sconcertante se rapportato alle volontà di Alain Robbe-Grillet. Trans-Europ-Express porta con sé quella furia iconoclasta che animò il cinema e tutte le arti negli anni ’60: distrugge una forma nota e asfittica per innervarla con situazione aperte, work in progress  e costruzioni teoriche. Robbe-Grillet e consorte (con registratore) insieme ad un amico produttore cinematografico salgono su un treno e da lì decidono di realizzare un film basato su un’imprecisata partita di droga in viaggio tramite corriere da Anversa a Parigi: le immagini seguono o anticipano le loro parole, quanto vediamo viene continuamente ridefinito (o addirittura cancellato) dalle riflessioni del trio, seduto comodamente nel proprio scompartimento.
Trintignant sbuca sul treno quando già da alcune battute il suo volto era associato a quello di Elias, il nostro protagonista ed aspirante trafficante: nessun sgomento, i tre dicono che sarebbe stato un interprete perfetto per il loro plot. Realtà ed immaginazione s’inseguono per tutta la durata di una pellicola esaltata da inquadrature dichiaratamente artefatte, montate per far pervenire una sensazione e non per illudere lo spettatore di un’ipotetica continuità temporale tra le azioni.
Il sottotesto anima del cinema contemporaneo basato su thriller, violenza e sesso viene restituito in tutta la sua veridicità, senza per questo essere associato direttamente ad una trama inconsistente per scelta. Le deviazioni sadiche di Elias arrivano ad essere un pretesto per aiutare lo svolgimento del racconto: estetizzanti e senza passione, ripercorrono il succedersi di still tipico delle riviste di genere, un climax continuo che non ammette indecisioni e assume sempre più rilievo nella prosecuzione della pellicola. Con un soggetto ridotto ai minimi termini e sempre pronto ad essere variato o modficato nel suo dipanarsi, Robbe-Grillet svela l’inconsistenza della costruzione cinematografica come illusione sottolineandone l’aspetto più ludico e creativo, ai limiti del non sense. Allo stesso modo la regia s’abbandona ad un crescendo paranoico associando ogni immagine registrata dalla macchina da presa al dilagante stato d’ansietà del protagonista: invenzione o forma pura in grado di assumere un significato solo giocando apertamente con la mente dello spettatore, solleticandone immedesimazione e tabù.
Gli stilemi del noir e dell’intreccio poliziesco vengono ripercorsi e sezionati sino al termine del viaggio, proprio ad Anversa (da Parigi): il risultato del loro divertissement appare in prima pagina su un quotidiano belga mentre i Robbe-Grillet e il loro accompagnatore escono dalla stazione demolendo con una sola battuta l'intero impianto narrativo (“Besides we couldn’t make the movie, we always have troubles with true stories.”).
Mentre gli autori si allontanano, l’ultima inquadratura è tutta dedicata al redivivo Trintignant (il suo Elias dovrebbe essere morto in un agguato teso dalla polizia in uno strip club la notte precedente) e alla sua amante/vittima cinematografica Marie France Peisier/Eva: il loro abbraccio chiude la pellicola svuotandola della tensione accumulata sino a quel momento, ridefinendo per l’ennesima volta Trans-Europ-Express proprio un attimo prima che la parola “fine” faccia la sua comparsa a centro schermo.

Bowman