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THE WRESTLER
(USA 2008)
di D. Aronofksy con M. Rourke M. Tomei

Mickey Rourke è Randy "The Ram" Robinson: impressionante per volto, fisico e interpretazione nell’ultima prova di Darren Aronofsky, autore ad oggi della sua pellicola più matura e introspettiva. Un altro sguardo alla fine del sogno, dopo quello alienante e allucinato di Requiem for a dream: senza accelerazioni nella tossicodipendenza questa volta, ma dritto dritto nel lancinante realismo del mondo del Wrestling.
Quello di Aronofsky è un controsenso solo in apparenza.
Il Wrestling è un universo a parte dove gli atleti si accordano per quelle che chiamano “esibizioni”: si fanno male (fino a un certo punto…), ma si vogliono bene. Il clima solidale tra i lottatori e le acclamazioni sul ring sono l’unico stimolante per la vita di wrestler dimenticati dal grande pubblico e rassegnati ad un circuito minore colmo di feticisti del genere. L’arte della sopravvivenza e dell’entertainment tra le corde declamata sino alla lotta con vari oggetti mortali in potenza, nelle mani di giganti solo superficialmente indiavolati: una scala, del filo spinato, una finestra o una graffettatrice…perchè no?
Dolore per scelta, per spettacolo, per soldi. Sempre troppo pochi. Dopo un combattimento al limite The Ram ha un attacco di cuore, viene operato d’urgenza e rimesso (per modo di dire) in sesto.
Sintomatico in questo senso lo scambio di battute tra la "leggenda" e il medico: “…I’m a professional wrester!” “Uhm..That’s not a good idea.” Ma a colpire nel segno sono più i brevi tentativi di corsa dell'ariete, senza fiato dopo pochi passi. O gli incontri di un vecchio videogame, con proprio The Ram come protagonista su un Nintendo prima generazione, giocati e vinti contro un piccolo vicino di roulotte già nel futuro dei videogiochi (combatte una guerra in Iraq lui...).
The Ram deve smettere di lottare per non rischiare di morire.
Cerca conforto in Pam (Marisa Tomei, eccitante degna contraltare di Mickey), una lap dancer che si dimostra essere la sua unica confidente, forse il suo unico amore. Grazie a lei trova il coraggio per riavvicinarsi a sua figlia. E soprattutto inizia a lavorare in un supermercato, banco alimenti (oltre all’abituale impiego come magazziniere). L’escalation che lo porta alle “dimissioni” è l’ennesimo pezzo sopra per le righe per un Rourke straripante, lunghi capelli biondi, viso tumefatto e sguardo fiero anche dietro gli occhiali.
Dopo esser risalito, col passo ancora incerto il nostro incespica nella vita di un tempo: una notte e giù, di nuovo, all’inferno.
Con consapevolezza. Una nuova vita non sembra mai essere esistita mentre l’ultimo combattimento organizzato prima del ritiro ancora chiama: il remake di un match attesissimo alla fine del 1987, contro un nemico storico come l’Ayatollah (!) è l’occasione per infrangere ogni consiglio medico, raccomandazione, affetto, per cancellare sè stesso nell'unico modo che conosce.
Mickey Rourke ha dato un’anima al suo personaggio, regalandogli un passato affogato nel metal e nell’hard rock degli anni Ottanta (“Fuck the 90’s”) ancora più credibile delle cicatrici che si portava addosso.
Sull’ultimo volo, sull’orlo del collasso e col pubblico ("My only family") eccitato che scandisce U-S-A U-S-A contro il nemico arabo (iraniano, ma che differenza fa’…) il parallelo con gli States attuali, quelli arrancanti dopo otto anni di amministrazione Bush, appare come un’ombra impietosa. The Wrestler si ferma un attimo prima dell’impatto: nel buio dopo tanta elettricità si sente solo la chitarra acustica di Bruce Springsteen. Qualche attimo prima erano stati i Guns N Roses di Sweet Child O’Mine ad accompagnare The Ram al proprio personale patibolo. Il Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia 2008 è un riconoscimento inaspettato per Aronofsky, capace di trovare lontano dal clamore e dalle tentazioni spettacolari un’intensità mai così penetrante nel suo cinema.

Bowman