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THE VELVET UNDEGROUND AND NICO

(USA 1966)
di A. Warhol

Andy Warhol nel 1966 conobbe Lou Reed e il suo gruppo, i Velvet Underground. La particolarità del loro suono non era molto apprezzata nei club newyorkesi, vista la completa assenza di cover e hit del momento nelle loro esibizioni.
I Velvet Underground descrivevano un mondo malato fatto di spacciatori, eroina e giochi sadomasochistici.
Questo mondo malato era la realtà che avevano intorno, completa di tutte le caratteristiche che attraverseranno la musica di Lou Reed nei decenni a venire, un universo con New York come centro nevralgico. Warhol rimase affascinato dai testi e dalla musica dei Velvet, Lou rimasse affascinato da Andy e dalla Factory,dalle superstar annuali e dalle droghe, dall'arte.
Il rapporto tra queste due reciproche fascinazioni produsse uno degli album più importanti e influenti nella storia della musica (The Velvet Underground and Nico con l'ormai mitica banana sbucciabile in copertina) e un tour che segnerà ogni altro tentativo di produrre eventi multimediali (l'Exploding Plastic Inevitable proiettava le geniali immagini video di Andy sulla band con tutto l'entourage della Factory a collaborare e interagire).
Warhol impose alla band una chanteuse che individuò nella superstar di quell'anno, la splendida Nico: la sua presenza sul palco e con i Velvet Underground si esaurì velocemente, ma i versi di Lou Reed da lei interpretati restano di una bellezza unica e indimenticabile (Sunday morning, Femme fatale, All tomorrow parties, I'll be your mirror).
Nel film The Velvet Underground and Nico tutto questo non c'è: non c'è racconto, non c'è storia, non ci sono i brani che li hanno resi famosi e divinizzati, non c'è (ovviamente) traccia di montaggio.
Il film inizia con un primo piano di Nico che sembra meditare ed ascoltare, in sottofondo parte piuttosto lentamente la musica dei Velvet Underground: che sia la loro musica è immediatamente intuibile, sembra di avvertire i germi di Heroin, I'm waiting for the man, The black angel's death song, European son.
Quando dopo parecchi minuti Warhol apre il campo dell'immagine con una zoomata all'indietro è finalmente comprensibile la composizione della scena: Nico al centro con un tamburello, ai suoi piedi un bambino, intorno a loro Lou Reed , Sterling Morrison , Maureen Tucker e John Cale.
L'improvvisazione strumentale (non cantata) a cui danno luogo dura più di 35 minuti in cui dimostrano un teorema musicale che in quegli anni era chiaro nella mente di Syd Barrett (l'esposizione in The piper at the gates of dawn, primo album dei Pink Floyd) e che arriva sino a noi e alle componenti noise del suono degli Smashing Pumpkins di Mellon Collie and the Infinite Sadness.
Su questa lunga, estenuante suite psichedelica che sembra non terminare mai Warhol infrange tutte le regole possibili e immaginabilli, creando al contrario l'archetipo su quale si fonderanno tutti i videoclip musicali, che misceleranno in modo comprensibile per lo spettatore tutte le innovazioni mostrate in questa realizzazione.
Warhol fissa la macchina da presa di fronte al centro della scena e presumibilmente con un cavalletto la muove meccanicamente verticalmente e orizzontalmente, zoomando a ripetizione e cercando immagini e composizioni che lo soddisfino: utilizza la sfocatura come elemento narrativo ed estetico, a tratti sembra seguire la musica a tratti negarne la stessa presenza (soprattutto con i primi piani di nico, che veste naturalmente i panni di un'immobile dea).
La macchina da presa si muove veloce, nervosa, forzata nei movimenti obbligati: le scelte registiche confinate in una irreale casualità che sfocia anche nella modulazione impazzita delle luci sulla band.
Si realizza in modo piuttosto semplice una prima commistione di arte cinematografica e arte musicale: i Velvet Underground compongono ed improvvisano con Lou Reed ad incarnare un modello di rockstar (seduto completamente in nero, occhiali da sole, rapito dai suoni della sua chitarra) mentre Warhol riesce incredibilmente a trovare una quantità immensa di immagini eccezionali in una scena fissa.
Più volte durante la visione mi sono trovato a perdermi nello schermo, nell'immagine pura, nella composizione accompagnato dalle variazioni perverse dei Velvet Underground, nell'impossibilità di allargare la visuale e nell'annullamento del mio punto di vista.
All'improvviso (tutto reale) arrivano dei poliziotti che ovviamente Warhol cerca di inquadrare ed inserire nella performance.
Dopo poco il gruppo smette di suonare, senza grandi finali, semplicemente abbandonando gli strumenti e uscendo di campo.
Rimane solo Lou Reed ad ammirare la sua chitarra e a chiedersi, per un attimo, cosa accadrà.
Quello che accade viene ripreso dalla cinepresa lasciata volutamente accesa: Warhol che parla con la polizia, i Velvet Underground che discutono sommessamente, Lou Reed che pare imbarazzato e attratto da Nico mentre le dice qualcosa con gli occhi bassi, le loro voci cancellate da un brusio di fondo.
Chi guarda è nella stanza con loro, assuefatto alla loro presenza.
Fine.

Bowman