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THERE WILL BE BLOOD / IL PETROLIERE

(USA 2008)
di P.T. Anderson con D.D. Lewis P. Dano

There will be blood inizia nel silenzio.
Minuti che trasportano lo spettatore in una dimensione epica, perfetta per illustrare la sconfinata ambizione del protagonista della pellicola Daniel Plainview (Daniel Day Lewis). Un uomo impegnato sin dalle prime inquadrature nella difficile impresa di realizzare il proprio sogno americano, un sogno chiamato petrolio, potere, ricchezza.
Strappare alla terra il suo segreto nascosto, bucarla ed infine dominarne i gas e le esplosioni sino ad divenire un tutt’uno con quella massa nera, densa e oleosa.
Quanto accade a Plainview è un corollario alla sfida che intraprende: il processo della creazione del suo impero lo assorbe completamente, ogni momento della sua vita a partire da quel giorno del 1898, il primo gradino di una lunga scalata destinata ad apparire una discesa.
Le morti in serie provocate da un lavoro terribile e la tragedia che gli si prospetterà quotidiana nelle sembianze di un figlio (H.W. – Dillon Freasier) pronto anch’esso ad essere spazzato via da un incidente che gli causerà la sordità alimenteranno un odio innato e crescente per qualsiasi essere umano (Daniel Day Lewis: "(Plainview) separates himself further and further and further from humanity").
La vita forgia Plainview sino a farlo desiderare di essere così ricco da potersene stare lontano da tutto e tutti. Dal lavoro faticoso e spesso mortale che gli ha dato la ricchezza, dagli uomini a cui augura di non avere la sua stessa fortuna.
Parole raccontate con disarmante sincerità ad uno sconosciuto spacciatosi per il suo fratellastro: scoperta la messa in scena Daniel lo ucciderà dopo averlo fatto confessare.
Plainview è anche uno spietato cacciatore d’affari, non solo un oilman come ama definirsi nelle riunioni pubbliche. L'uomo che scavava pozzi in solitario, avvolto dal silenzio, usa una voce sicura nel mostrarsi umile come quella di un politico o di un predicatore navigato (D.D. Lewis: "It was incredible how they transform themselves from savages to showmen") ...
Colta al volo la dritta di un contadino in fuga (Paul Sunday – Paul Dano), si dirige verso le comunità agricole della California, abbandonate a sé stesse nei primi del novecento americano.
Sedute su un mare petrolio, ma incapaci di sfruttarlo.
L’offerta del petroliere è la migliore che il piccolo paese avesse mai sentito.E’ il progresso che avanza, scintillante nelle sue promesse: strade, scuole, denaro.
L’area rurale si piega al suo colonizzatore quasi senza opporsi mentre la nascente Chiesa della Terza Rivelazione offre il suo incondizionato appoggio. Animata dal fratello di Paul, Ely (ancora Paul Dano) farà breccia nel cuore e nelle menti dei fedeli sino ad irretirli.
Ely cerca un protettore in Plainview, ma trova solo un vago rispetto di facciata, utile a entrambi per salvare le apparenze di fronte ad un paese ammaliato dalle favole di progresso e salvezza eterna.
Il petroliere soggioga il giovane prete, un attore invasato su un palcoscenico troppo piccolo, impegnato a santificare sé stesso e la propria figura tramite esorcismi puerili e teatrali anatemi.
La massa attorno a loro si scatena a segnali predefiniti, restando il più delle volte a gravitare sullo sfondo, completamente in balia di Ely e di Daniel, ma mai con un proprio pensiero.
Un silenzio angosciante, niente più che un mutismo rassegnato agli eventi e alle prediche che li accompagnano.
Gli elementi che acuiscono la tragicità della vita del protagonista vengono rimossi di volta in volta, allontanati o eliminati. La vita di Plainview si avvia così verso un buco ben più profondo di quelli che è abituato a scavare e progettare. Una voragine buia e disillusa, cinica ed orribile ricoperta superficialmente di ricchezza ed opulenza.
Non esiste purezza se non nello sterminato paesaggio dell’Ovest americano, anch’esso infine stuprato dalle trivelle e solcato da vapori oscuri, colonne di fumo e macchie d’olio, restituito in più visioni apocalittiche dal tramonto all’alba.
Lo sguardo di Plainview affascinato di fronte ad una torre infuocata, il volto coperto di fuliggine e olio: complice davanti ad un rito pagano ormai maturo per sostituire qualsiasi cibo per lo spirito.
1927. Scorgiamo Plainview in fondo ad un corridoio,intento a sparare ai suoi possedimenti, avvolto dallo sfarzo di una maestosa residenza.
Cresciuto e sposato ad una delle sorelle Sunday, H.W. annuncia al padre la volontà d’emigrare in Mexico ed iniziare una propria attività petrolifera. Plainview invecchiato e sempre più assuefatto dell’alcool, trasformato in un ritratto grottesco della persona che fu, lo attacca verbalmente con tutta la forza possibile.
Lo sovrasta raccontandogli la sua storia, quella di un orfano raccolto da un cesto per intenerire con una parabola familiare i proprietari terrieri dell’Ovest stremati dalla povertà. Lo sguardo è feroce, la mimica violenta. La presenza di un traduttore nel linguaggio dei segni delle parole di Daniel rende la scena ancora più atroce.
E’ solo l’introduzione al serrato confronto finale nella sala da bowling della magione tra un Ely implorante e arrivato da chissà dove a cercare le ultime briciole di un pasto terminato da tempo e un uomo che non ha più niente da chiedere a sé stesso, se non riaffermare la propria esistenza (D.D. Lewis: "The last spark in his own soul: he makes his last gesture of separation from the world").
Il progresso o meglio la promessa del progresso ha cancellato tutto.
I valori di un tempo annichiliti e sostituiti dal capitalismo, dal profitto, dalla logica che tutto abbia un prezzo.
Plainview è la Terza Rivelazione.
Non importa se costa superficiali umiliazioni, basta ottenere il risultato preposto.Il petroliere non esitò a farsi battezzare per ottenere delle concessioni territoriali, lasciandosi sbeffeggiare da Ely perché quello era l’unico modo possibile per raggiungere il proprio scopo.
Obbligandolo a ripetere “Io sono un falso profeta, Dio è una superstizione” ottiene la sua vendetta in cambio di una promessa di denaro che non manterrà.
La verità è in poche parole, ripetute allo sfinimento.
Ma la conversione non è conclusa, questo è solo l’inizio.
La parole di Daniel infuocate dall'alcool sono umilianti e rivelatorie. La stupidità e l’ignoranza del pastore d’anime appaiono in tutta la loro accecante banalità: ancora convinto d’aver un asso nella manica non comprende, fino all’ultimo, che quell’asso appartiene ad un altro gioco, ormai dimenticato.
Lasciato alla rabbia di Plainview soccombe in un crescendo di violenza primordiale lamentandosi come una vittima sacrificale incredula del proprio destino.
Daniel riafferma il suo dominio ed insieme ad esso la sua solitudine.
La sfida - qualunque essa fosse - è terminata.

L’evoluzione di Paul Thomas Anderson a cinque anni da Punch Drunk Love è lampante, enfatizzata da una pellicola che rivela una evidente ricerca della semplicità in grado di non tradire le peculiarità spettacolari del suo cinema.
L’alternarsi di piani orizzontali in movimento (le carrellate che attraversano il deserto americano) ad inquadrature statiche, monumentali nella propria potenza visiva (i pozzi in fiamme, una croce di luce intagliata in una parete di legno) è associato ad una colonna sonora destabilizzante, inquieta e in ultima istanza narrante, realizzata e selezionata da Johnny Greenwood (il chitarrista dei Radiohead scelto oltre che per il fondamentale apporto alla band di Oxford, per il suo lavoro sulla soundtrack del progetto sperimentale Bodysong). Anderson sceglie poi un'uso aggressivo e indagatore dei primi piani, lasciando che la luce scavi i volti dei suoi protagonisti.
Lavora per sottrazione, riducendo ogni scena all'essenziale tanto nei movimenti, quanto nelle inquadrature arrivando ad una resa formale tesa e coinvolgente.
Ispirato da Oil! scritto nel 1927 da Upton Sinclair il film è stato completamente adattato per lo schermo dal regista americano: il titolo mutato in There will be blood per le effettive incongruenze con il testo originale, che come detto costituisce unicamente il punto di partenza della vicenda.
Lo sviluppo classico della narrazione raggiunge un inaspettato afflato di modernità proprio grazie al rapporto con la musica e con il sonoro in generale (la sordità di H.W., le percussioni impazzite del primo pozzo esploso, i riferimenti tenebrosi in attimi di quiete) , elementi in grado di completare alla perfezione una cascata d'eventi che colpiscono senza momenti morti per tutti i 158 minuti della pellicola. There will be blood è vitale in ogni sua inquadratura, addirittura un instant classic per la capacità del suo autore di narrare l’intero racconto per immagini senza cadute patetiche nemmeno nei momenti più drammatici. Le interpretazioni fornite dall’intero cast sono il punto di forza più evidente della pellicola: dal dolore muto pronto a trasformarsi in follia di H.W. al finto e smaccato fervore clericale di Ely, il racconto cresce d’interpretazione in interpretazione arricchendosi di sfumature impercettibili, tutte ugualmente volte al trionfo di Daniel Plainview. Daniel Day Lewis ribadisce il suo status assoluto di fuoriclasse, trasformandosi letteralmente in un cercatore di petrolio dei primi del ‘900 e costruendo il proprio ruolo a partire dalla voce, cercata senza fretta in mesi di preparazione. L'attore inglese dice d'averla sentita arrivare, un giorno qualsiasi prima dell'inizio delle riprese. Se l'è cucita addosso e l'ha fatta crescere scolpendola e rifinendola.
Iniettando i propri occhi di cupidigia e volontà di distruzione, sino a superarsi nelle sequenze finali quando lascia alla deriva il proprio personaggio, incarnatosi nella sua ultima, letale, forma.
Il Novecento cominciò così, con il sogno americano a splendere sorridente sul secolo.
Una luce in grado di cancellare vite, imporre speranze e distruggere ogni fede, anche quella falsa di un prete della nuova generazione. Un bagliore così potente da insinuarsi sottoterra e drenare la nostra esistenza, succhiando sangue in cambio di mucchietti di oro nero, aridità e solitudine.

Bowman