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visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
THE PRESTIGE
(USA 2006)
di C. Nolan
Prima di entrare in un cinema per incontrare The Prestige le critiche a questo film hanno a lungo danzato vicino a me. Lette prima di sfuggita, poi con più attenzione. “Il film con cui Nolan entra nell’autorialità” è il passo che più mi ha colpito, devo dire anche più profondamente della mole di elogi che la pellicola ha sollevato in ogni dove.
Così l’enfant prodige di Memento obbligato da tanto successo alla carriera hollywoodiana sembrerebbe non sbagliare un colpo ed anzi essere penetrato nel cuore dell’industria dei sogni.
Nolan conferma le sue qualità realizzando un giocattolo perfetto, manipolando lo spazio tempo come già nel suo sopraccitato esordio e firmando un intreccio che diviene inscindibile dalle sue capacità di “intrappolare” il pubblico.
The Prestige è in un certo senso l’opera che lo consacra come regista capace d’inventare, proporre progetti e (soprattutto) tradurli in entrate. Dopo il successo di Batman Begins, Nolan porta con sé Micheal Caine e Christian Bale, li riassembla senza fatica per renderli differenti e credibili dai loro alter ego di Gotham City e pone di fronte a loro il perennemente in ascesa Hugh Jackman.
A completare il tutto Scarlett Johansson e David Bowie, nel ruolo più intrigante e ammiccante alla realtà di The Prestige, quello di un Tesla inventore pazzo, serafico e geniale.
I giochi di prestigio che vediamo sullo schermo, la gara tra illusionisti a cui assistiamo è un pezzo di bravura, un’invenzione cinematografica rinvigorita da un montaggio atipico costruito per nascondere e non per rivelare.
Per incastrare lo spettatore in un gioco di specchi, facendogli dimenticare l’ovvio senza che nemmeno un sospetto s’affacci nella sua mente. La finzione e il gioco di rimandi e letture trasversali dura per anni e rende i protagonisti “eroici” agli occhi di guarda. Questo è la sottile gabbia in cui ci costringe Nolan, non per aprire la nostra visione, piuttosto per costringerla in un vicolo cieco, rendendola inerme ed insieme docile, pronta a ricevere ogni stimolo ed assorbirlo senza avere il tempo per riuscire a decifrarlo.
Tutto questo dispendio di forze, un impianto narrativo e scenografico abbacinante ed un cast colmo di fascino e professionalità servono solo ad occultare la verità, il trucco semplice e banale in grado di condurre alla pazzia chi non è in grado d’intuirlo. Archetipo di un mondo mediatico illusorio che informa per non dire The Prestige consegna nelle mani del narratore (chiunque esso sia) le chiavi del nostro tempo, tra un profluvio di violini ed un lento movimento di macchina, intrattenendo e lasciando che ogni tentativo di comprensione venga abbandonato in attesa che una comoda, ma non troppo affascinate soluzione venga fornita, inscatolata e preconfezionata, all’onnivoro spettatore di turno.
Bowman
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