| |
visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
THE MAN WITHOUT A MAP
(Jap 1968)
di H. Teshigahara
Hiroshi Teshigahara firmò nel 1968 l’ultimo lavoro in collaborazione con Kobo Abe: The Man without a Map si dimostrò il tentativo di approfondire in modo definitivo e realistico gli effetti devastanti causati dalla perdita della propria personalità.
S'imposero nuovamente le tematiche che innervarono il precedente The face of another (1966), ma in modo completamente differente rispetto alla pellicola di due anni prima: la pista fantascientifica e l’inserimento di elementi strazianti e surreali nel racconto fu abbandonata a favore di una precisa restituzione degli ambienti e della vita dei personaggi.
Non potrebbe essere altrimenti dato che il protagonista del racconto è un detective impegnato nella ricerca di un uomo per conto della moglie, rimasta sola ed abbandonata. Investigazioni infruttuose e caotiche, ma coinvolgenti nei bassifondi di Tokyo tra donne a pagamento e pornografia, spettacolari fughe da feroci operai in rivolta e dialoghi che s’accartocciano su sé stessi come nella migliore tradizione hard boiled.
In questo labirinto Shintaro Katsu (volto notissimo in Giappone come protagonista, per anni, del samurai Zatoichi) si perde letteralmente: travolto dal caos che annulla ogni possibilità di ritrovare l’uomo scomparso inizia a seguirne le gesta, trasformandosi inquadratura dopo inquadratura in un surrogato della sua preda.
Teshigahara accentua l’evolversi drammatico della vita di Katsu giocando con le sfocature, nascondendo il viso del protagonista tra bicchieri e specchi che non riescono più restituirne l'immagine, ma solo a deformarla: l’uso del colore infine, attraverso la solarizzazione delle immagini in verde, giallo, blu e rosso unisce necessità estetiche ai crescendo imposti dalla narrazione nei minuti conclusivi del film (il pestaggio nel bar e la successiva resurrezione, il sesso con la cliente dopo le cure ricevute, l’imbarazzo e l’incoscienza dopo il rapporto sessuale). Non mancano in ogni caso le sortite oniriche: il sogno ad occhi aperti del detective di fronte ad una giovane ragazza che rincasa tra le foglie d'Autunno è uno dei momenti più felici della pellicola. Minuti stranianti, alla scoperta di una sessualità nascosta e pronta a mostrarsi dirompente, sollecitata dalle immersioni nella notte di Tokyo.
The Man without a Map si conclude con un fermo immagine, rubato come in un pedinamento interrotto da macchine in velocità.
Katsu si ritrova in preda a sé stesso, ma non riesce a riconoscersi. Un animale schiacciato sulla strada è l’unico posto dove possa posare lo sguardo, il resto è troppo veloce, rapido, incapace di fermarsi.
La vita del detective è ormai un’altra, i luoghi (nonostante tutto) i medesimi. Le prime immagini della pellicola riprendono forma: la visione di Tokyo dall’alto saturata e sdoppiata è il punto d'incontro per due vite che si sovrappongono come percorsi immaginari sino a diventare un’unica, reale e drammatica, visione.
Bowman
|
|