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SWEENEY TODD: THE DEMON BARBER OF FLEET STREET
(UK USA 2008)
di T. Burton con J. Depp H. Bonham Carter
Il giovane Burton nel 1979 ne rimase estasiato.
Sweeney Todd imperversava nei teatri di Broadway raccontando la storia di un barbiere assassino che preferiva tagliare la gola ai propri clienti invece di raderli.
Comparso nella letteratura inglese all’incirca alla metà dell’800 fu uno dei primi serial killer, una versione ante litteram leggendaria di cui pare impossibile stabilire l’effettiva originalità: scritto da James Malcolm Rymer e pubblicato su un periodico per famiglie prima d’essere trasformato in romanzo ("The Barber of Fleet Street. A Domestic Romance") affonda la proprie radici nella cronaca più nera e sanguinaria della Londra Vittoriana.
Gli intenti di Burton sono ammirevoli: dare una forma definitiva e cinematografica ad uno dei propri miti di gioventù adattando le lezioni imparate in anni di carriera, soprattutto attraverso i lungometraggi d’animazione.
Sweeney Todd si pone tra la produzione più riuscita del regista californiano e la sua ineffabile cifra stilistica, immersa in nebbie gotiche e fontane di sangue, romanticismo e vendetta.
Non tragga in inganno il cast in carne ed ossa, questo film non è il successore de La fabbrica di cioccolato, ma de La sposa cadavere, oggi leggibile anche come una sperimentale prova generale senza attori a passo uno.
Burton spoglia ancora una volta il racconto di profondità per farlo assomigliare il più possibile ad una fiaba nera, l’unico luogo dove le semplificazioni dettate dal ritmo rallentato ad arte dalle regole del musical possano effettivamente avere peso.
Costruisce così l’ennesimo incubo gotico, londinese in questo caso, riempiendolo di figure al limite di una disperazione tanto diffusa quanto grottesca. Todd (Johnny Depp) dovrà districarsi tra l’amore cieco di mrs. Lovett (H. Bonham Carter - locandiera specializzata in pasticci di carne umana dopo anni dedicati agli scarafaggi), le provocazioni di Adolfo Pirelli (Sacha Baron Cohen - un truffatore travestito da barbiere italiano... per troppo pochi minuti in scena), le richieste d’aiuto d’un giovane marinaio (Anthony Hope – Julian Campbell Bower) e il desiderio impossibile d’arginare di vendicare il proprio passato.
Vittime designate il giudice Turpin (Alan Rickman) e il suo sottoposto Bamford (Timothy Spall) che anni prima fecero arrestare Sweeney (ai tempi Benjamin Barker) e ne blandirono la moglie, prima di sottrarle l’unica figlia (Johanna – Jayne Wisener).
Depp con una lamina grigia tra i capelli, lo sguardo allucinato e il broncio perenne, incarna il barbiere killer incapace d’emozionarsi se non per propositi d’odio totale: enfatico e sacrale nel somministrare la morte quanto nell’amare i propri rasoi, autodistruttivo e senza alcuna necessità di pensare al futuro.
La messa in scena di Burton diviene violenta solo nelle battute finali: le esecuzioni in serie di Todd, le gole tagliate l’una dopo l’altra e i corpi scaricati direttamente da una poltrona alla fornitura di carne per i pasticci di Mrs. Lovett (cadute goffe, sorde, scomposte) animano una pellicola rimasta sino a quel momento sospesa nella propria forma, mai completamente espressa, di fuorviante musical macabro.
Sweeney Todd sostituisce all’emozione (o meglio alla sorpresa) lo stile maturo e compiaciuto nel grondare sangue e riferimenti dark del suo autore. Il piacere della visione ruota completamente attorno alla figura di Burton, alla maniacalità delle sue allucinazioni (anche dei suoi sogni “borghesi” dove il sole e il mare non riescono nemmeno a scalfire tristezze e malinconie di un’anima nera), alla grandiosità e al rigore dell’ambientazione (realizzata ancora una volta da un eccellente Dante Ferretti) ed infine al fascino di alcune sequenze (compresa l’ultima, blasfema e sanguinaria Pietà), più vicine alle qualità cinematiche del muto che non al dirompete romanticismo dei sempre affollati teatri di Broadway.
Bowman |
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