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LA SPOSA CADAVERE
(USA 2005)
di T. Burton
Sottoterra c'è un mondo blu striato di rosso.
Niente a che vedere con il grigio che copre le esistenze di ogni
uomo, in superficie.
E' nel rapporto cromatico che Tim Burton divide la realtà:
quella quotidiana di un paese isolato e ancora ottocentesco in cui
la vita è segnata dalle ragioni dell'interesse contrapposta
alla libertà ultraterrena degli abitanti del sottosuolo,
legati al loro passato vivente, ma solo in alcuni casi ancora schiavi
di esso.
Come la dolce sposa cadavere protagonista della pellicola d'animazione
che restituisce il regista americano ad uno dei suoi amori, il racconto
fiabesco in bilico tra gotico e romantico, spruzzato di humour macabro.
Ad impressionare oltre alla straordinarietà dei pupazzi creati
da McKinnon e Saunders è l'eccezionalità dell'ambientazione,
la sua vitalità e magia (con i punti più alti nella
foresta ornata di corvi e nel night club sotteranneo abitato da
scheletri e cadaveri in decomposizione, un insospettato incontro
tra l'originale russo a cui è ispirata la pellicola e un'impossibile
declinazione messicana).
Burton rievoca una forma d'arte praticamente abbandonata come la
ripresa a passo uno (il film è girato frame per frame) ritornando
ad un rapporto artigianale con il mezzo, esplorando per la seconda
volta in carriera il piacere e la fatica del cinema delle origini.
L'intreccio legato all'amore dei protagonisti Victor e Victoria
s'incrocia con la realtà parallela dei trapassati, con le
promesse mancate che costringono la sposa cadavere (uccisa dal promesso
sposo nella notte in cui avrebbero dovuto unirsi nel sacro vincolo
del matrimonio) a cercare nei vivi il termine della sua maledizione.
Burton raduna un cast che lo ama e lo seguirebbe ovunque: Johnny
Depp, Helena Bonham Carter, Cristopher Lee, Emily Watson.
Su di loro modella volti e personaggi, interpretazioni e ruoli infondendo
vita ai pupazzi, dopo un lungo lavoro di pre-produzione in cui sono
stati stabiliti con precisione maniacale tagli, stacchi, inquadrature
e movimenti di macchina per rendere la trasposizione il più
cinematografica possibile (obiettivo perfettamente centrato).
La sposa cadavere segna un altro passo nell'animazione che resiste
allo strapotere degli effetti digitali ed alla ricerca dell'iperbole
ad ogni costo a cui risponde con la semplicità di una fiaba
che si conclude con un ovvio lieto fine... e con un altrettanto
ovvia disquisizione morale in cui sono i vivi ad essere morti mentre
tocca ai morti apparire inequivocabilmente vivi
Ne La sposa cadavere come detto la semplicità del racconto
e l'accuratezza della trasposizione sono un pregio.
Questo è indubbiamente vero, perchè lo sguardo dello
spettatore è libero di spaziare tra le invenzioni di Tim
Burton e tra i sentimenti puri dei protagonisti.
La fiaba però scivola via velocemente,
forse troppo.
E' la semplicità o piuttosto l'assenza di complessità
(e di colpi di scena, eccettuato la comparsa della trapassata protagonista)
di una costruzione narrativa scarnificata e posta al servizio di
un'ambientazione fantastica ad essere colpevole?
Ciò che rimane è soprattutto l'impressionante impianto
scenico e la strabiliante tecnica con cui sono animati i pupazzi.
Incredibile a dirsi ma il pensiero che più mi ha attraversato
la mente ammirando le immagini dell'opera di Burton è che
La sposa cadavere sarebbo stato ancor più emozionante se
privato della parola.
Muto e fiammeggiante come le anime dei
morti.
Bowman
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