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visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
SIN CITY
(USA 2005)
di R. Rodriguez F. Miller Q. Tarantino
con B. Willis M. Rourke R. Dawson J. Alba B. Del Toro C. Owen
Frank Miller ha rifiutato per anni le varie possibilità offerte
dagli Studios per una trasposizione cinematografica della sua serie
a fumetti, Sin City. Le proposte non sono mai state sufficientemente
interessanti: le case di produzione spaventate dalla spirale di
sesso, violenza e mutilazioni dei racconti hanno sempre tentato
di ridimensionarli sino renderli inoffensivi e "adatti"
al grande schermo.
Miller, senza battere ciglio di fronte a tentativi ogni volta più
remunerativi ha continuato ad opporsi. Non avrebbe mai voluto vedere
i suoi personaggi sviliti, annullatti nelle regole dello star system
hollywoodiano.
Sino a quando Robert Rodriguez, un talento perduto che si riaffaccia
di tanto in tanto alla ribalta del cinema americano, giurò
fedeltà alle storie di Sin City, sorretto dall'immarcescibile
amicizia di Quentin Tarantino (insieme firmarono il delirio trash
di Dal tramonto all'alba prima di collaborare ad un paio di episodi
del non eccelso Four rooms): il regista girò un prologo con
Josh Hartnett e Marley Shelton (ispirato a The Customer is always
right) e Miller ne fu conquistato.
Facile comprenderne il perché.
Sin City è completamente ricostruito e girato al computer,
fedelmente trasposto (Rodriguez preferisce dire "tradotto")
dalle tavole di ogni racconto: non esiste sceneggiatura, il film
è direttamente tratto dallo storyboard originale.
Nelle inquadrature rivivono i tratti e il tocco di Miller, la composizione
in bianco e nero e il suo negativo, le impossibili macchie di colore.
Anche la pioggia appare cristallizzata.
Miller viene accreditato come co-regista al fianco di Rodriguez
tanto risulta evidente il suo peso creativo all'interno della pellicola.
A completare l'opera Tarantino si concede
un cameo registico, dirigendo una sequenza macabra e allucinante
e accettando come compenso un solo dollaro (così vuole la
leggenda
).
Il fascino di Sin City è nella commistione di generi, nella
fusione quasi perfetta tra racconto cinematografico e fumetto: l'atmosfera
anni '30 incontra il pulp e ne viene sedotta in un'orgia di sangue
e sessualità violenta, in cui è evidente il valore
grafico dell'immagine e la capacità di adattare ai personaggi
creati da Miller i volti e le interpretazioni di un cast che difficilmente
potrà avere paragoni (Benicio Del Toro, Mickey Rourke, Rosario
Dawson, Jessica Alba, Brittany Murphy, Clive Owen, Bruce Willis,
Elijah Wood, Rutger Hauer, Carla Cugino
ognuno scelto ad hoc
per la propria parte).
Il tocco di Rodriguez si avverte appena: apprezzabile la composizione
narrativa scaturita dell'intreccio spazio temporale fra tre differenti
racconti (nell'ordine Sin City, The big fat kill e That yellow bastard)
e la volontà di inserirli all'interno di una cornice che
introduca e delimiti Sin City (composta dal prologo e dall'epilogo
che vede protagonista Josh Hartnett), altrettanto buone, ma fondalmentalmente
ingiudicabili le scelte registiche condizionate nel bene e nel male
da un uso eccellente della simulazione digitale.
Sin City mostra qualche difetto (giustificabile in fondo, visto
l'audacia dell'operazione soprattutto da un punto di vista estetico),
ma intrattiene e solletica lo sguardo dello spettatore per tutta
la sua durata, senza pause.
Rodriguez firma il suo miglior film, dimenticandosi delle sbandate
degli ultimi tempi: quanto poi debba a Miller (un'enormità
in questo caso...) e a Tarantino lo potranno dire solo i posteri
Bowman
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