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LA SAMARITANA
(Kor 2004)
di Kim Ki-duk

Corpi che s'incontrano, non visti.
Un abbraccio, pelle sulla pelle, mentre l'acqua scorre sulle piastrelle di un bagno pubblico.
La bocca irrigidita in un ultimo sorriso.
Parole continuamente cancellate.
La vergogna nel silenzio rotto di un auto che si allontana.
La musica di un cd portatile, sottoterra.
Il piacere, la sepoltura, la rinascita: non esiste alcun peccato originale.

Vasumitra, Samaria e Sonata.
Tre racconti o ispirazioni tra loro interdipendenti, capaci di azzerare l'evoluzione morale de La Samaritana per farla ripartire e rinnovare, sino a renderla indefinibile.
Tre movimenti che riscrivono intimamente i rapporti personali dei protagonisti, in un crescendo continuo e inarrestabile in cui la realtà lascia spazio al simbolismo in modo sempre più accentuato.
Il lento avvilupparsi del cinema di Kim Ki-duk sulla percezione dello spettatore: sorprendente nell'immediata durezza della sceneggiatura e della fotografia e allo stesso tempo violento nel distacco dalle emozioni e dall'azione.

"Vasumitra arriva da un racconto buddista, è il nome di una donna indiana che solo facendosi prostituta comprende l'intimo scambio umano. Samaria indica una società che maledice la contaminazione del corpo. Sonata, dice che, dopotutto, ogni cosa appartiene alla nostra banale quotidianità, niente cambia per davvero."
Kim Ki-duk (2004).

Bowman