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visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
PUNCH DRUNK LOVE / UBRIACO D'AMORE
(USA 2002)
di P. T. Anderson con A. Sandler E. Watson
punch drunk love gioca sin dall'inizio
con gli stilemi della commedia riuscendo a sconvolgerli e riorganizzarli
in una nuova forma, comunque riconoscibile nei contenuti e in alcuni
aspetti narrativi.
p.t. anderson sconvolge i canoni
di un genere che scivola sempre più verso la banalità,
la volgarità, l'uso di forme di comunicazione scontate.
grazie ad una accurata composizione scenica il regista riesce a
sorprendere lo spettatore utilizzando al meglio gli effetti sonori
e i movimenti di macchina, i primi 20 minuti stranianti e senza
apparente senso sorprendono e coinvolgono allo stesso tempo.
adam sandler fornisce una prestazione attoriale ottima rispetto
alle altre commedie interpretate, normalmente al limite del demenziale,
dimostrando di avere molte più talento di quanto gli è
stato richiesto in passato. al solito molto brava emily watson che
riesce ad essere volitiva e affascinante allo stesso tempo. le trovate
e le invenzioni della sceneggiatura possono apparire un po' forzate
in determinati passaggi, ma sono anche in grado di creare delle
isole di originalità e d'interesse in un racconto che spogliato
di questi interventi sarebbe completamente piatto. la bravura di
p.t. anderson è concentrata nello sviluppo di queste storie
parallele surreali, in un film di appena 89 minuti (contro i 180
di magnolia...) dove la sua direzione è l'elemento senza
dubbio più attraente e convincente tanto che gli è
valso la palma d'oro come miglior regia a cannes nel 2002 (con miglior
film "il pianista", in parallelo il premio è perciò
di tutto rispetto).
lo sguardo sulla desolante situazione del protagonista
(piuttosto simbolica ma tratta di partenza da una storia vera che
è stata sulle prime pagine di tutti i giornali usa) viene
introdotto e delineato in maniera semplice e netta.
le particolarità che caratterizzano il personaggio di barry
egan sono gli estremi di diverse situazioni complesse rese splendidamente
attraverso una frase, un vestito, un'inquadratura: il talento di
p.t anderson crea così una realtà irreale, veramente
estremizzata.
un errore di valutazione sarebbe conferire troppo peso alle spinte
ironiche di anderson, pensare che si tratti di un film generazionale
come poteva essere il suo boogie nights: la semplicità
drammatica dello script dev'essere colta senza darle troppo peso
almeno durante la visione, dove può essere solo intuita,
senza appesantire l'atmosfera a tratti divertita a tratti schizzoide
che viene proposta.
Bowman
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