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LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI

(USA 1960)
di R. Corman

Fortunatamente fu un pomeriggio di pioggia.
Corman e la troupe avrebbero preferito giocare a tennis, ma il tempo non lo permise: si decisero perciò a girare un film, qualcosa di rapido, in grado di essere ripreso in meno di due giorni (d'altronde avevano a disposizione solo quel weekend, ritaglio di tempo nella produzione di un'altra pellicola).
C'era un negozio già affittato e poco altro: Corman fece qualche telefonata e radunò in poco tempo un cast di attori, tutti amici del regista, impiegati più volte nei suoi prodotti a basso costo.
Lo sceneggiatore Charles B.Griffith aveva da tempo in mente un soggetto a metà tra l'horror e la commedia (nera), questa fu l'occasione in cui se ne servì: inventò una pianta assassina, cresciuta per caso nei bassifondi di Los Angeles.
Il cuore del film era composto, ora bisognava inserire un alto numero di situazioni di alleggerimento e qualche divagazione per rendere la pellicola abbastanza comica da poter invadere le sale e i drive in: l'invenzione del ruolo del dentista incapace e del suo studio sadico fecero il resto.
La piccola bottega degli orrori fu presentata nel 1960 a Cannes, ovviamente fuori concorso: da quel momento il film trovò rapidamente il suo posto nella galleria degli horror di culto.
Questo è in breve il racconto della gestazione di una delle opere più riuscite di Roger Corman, la cui vicenda personale meriterebbe un capitolo a sé nella storia del cinema: come lui stesso narra nella sua autobiografia, produsse miracolosamente più di 100 film senza rimetterci nemmeno un centesimo (questa ad essere sinceri è l'esatta parafrasi del titolo).
Vero fuoriclasse delle produzioni low budget, fu in grado di realizzare un altissimo numero di pellicole l'anno in gran parte destinate al mercato dei drive in, puro intrattenimento distribuito in esclusiva dalla American Pictures: generi e sottogeneri tra i più disparati, dai gangster movie al noir, dall'amato horror gotico alle saghe avventurose, dalla fantascienza (con cui esordì) al cinema western sino alla psichedelia e alla parodia hippy in salsa antimilitarista.
Titoli come Il mostro del pianeta perduto, La legge del mitra (con Charles Bronson), L'uomo dagli occhi a raggi x, La maschera della morte rossa (con il solito impagabile Vincent Price) e L'odio esplode a Dallas sono solo la punta dell'iceberg di una produzione continua, addirittura fondamentale nella costituzione dell'immaginario collettivo statunitense (e non solo).
L'altro eccezionale e riconosciuto merito di Corman fu il suo grande fiuto come scopritore di talenti: regalò pellicola (merce rara per giovani cineasti) agli inesperti Coppola e Scorsese e all'indiavolato Dennis Hopper che sottò la sua protezione recitò con Peter Fonda nell'allucinato Il serpente di fuoco (The trip).
La sceneggiatura di quel film fu scritta da un altro giovane attore, Jack Nicholson, che rischiò di scomparire sepolto da una miriade di piccole caratterizzazioni (le stesse che successivamente considerò come la palestra dove era cresciuta la sua abilità) sino al successo di Easy rider dove proseguì in modo eccezionale il suo sodalizio proprio con la coppia Hopper-Fonda.
Solo qualche anno più tardi fu "riscoperto" come paziente masochista, con tanto di denti sporgenti e aspetto da giovane allocco, in La piccola bottega degli orrori: quel ragazzo desideroso di farsi trapanare la bocca per sfoggiare un sorriso indecoroso, avrebbe di lì a poco terrorizzato il mondo con le sue labbre digrignate.
La presenza di Nicholson ne La piccola bottega degli orrori è tutt'al più un diversivo dal corpo del racconto, un momento non necessario allo sviluppo dei fatti come d'altronde possono apparire a mente fredda più della metà degli episodi dell'intero film: la recitazione è assolutamente superficiale, come le caratterizzazioni.
La capacità innata di Corman di sviluppare un soggetto rendendolo appettibile si rivela fondamentale nell'invenzione pura di alcune scene (come la splendida sequenza della fuga tra enormi pneumatici in disuso) e soprattutto nella realizzazione della pianta carnivora, che cresce esponenzialmente di giorno in giorno, quasi quanto il suo infinito appetito.
Creata da un giovane botanico inetto, Seymour (Jonathan Haze), aiutante nel negozio di fiori di mr. Mushnick (Mel Welles, ai miei occhi - per cupidigia e modalità espressive - quasi un antenato del venditore di maschere russo creato da Kubrick in Eyes wide shut), l'ormai mitica Audrey Junior (in onore dell'amata Audrey, interpretata da Jackie Joseph, l'altra aiutante del fioraio) oltre a cibarsi di carne umana riesce anche a parlare: i momenti più esilaranti de La piccola bottega degli orrori la vedono ordinare al suo creatore ingenti quantità di cibo (meraviglioso l'invocazione in lingua originale "Feed me", sempre più potente e imperativa).
Ad ogni tramonto Seymour è così costretto a procurarsi, volente o nolente (in questi casi viene ipnotizzato dalla pianta in un batter d'occhio!), vittime per la sua creatura.
Nell'ordine toccherà ad uno scaricatore di treni, al malefico dentista, ad un rapinatore, ad una prostituta ed infine allo stesso Seymour che porrà fine con il suo sacrificio all'insaziabile Audrey Junior.
La vicenda è narrata dalla voce fuori campo dell'ispettore Fink (ficcanaso, traduzione letterale esplicitata anche in lingua originale) che non entra minimamente nella soluzione dei delitti: si presta semplicemente ad un inseguimento dopo aver constatato che le vittime appaiono come fotografie dai boccioli dischiusi della pianta.
I bassifondi sono immortalati dai disegni in progressione dei titoli di testa, per il resto il negozio di Mushnick diviene il punto focale della narrazione: è lì che ogni notte Audrey Junior consuma avidamente il suo pasto.
Anche in questo caso Corman arriva a stento alla dimensione di un lungometraggio, ma tant'è: probabilmente nessuno sarà mai in grado di eguagliare la sua rapidità creativa, il suo talento nello scovare soggetti che possono valere un intero film e la sua capacità nel renderli interessanti per un pubblico che non desidera altro che essere intrattenuto.
Ancora oggi Roger Corman e i suoi film sono la dimostrazione che quello di cui ha più bisogno il cinema sono le idee.
Per il denaro poi c'è sempre tempo…

Bowman