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visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
ONE PLUS ONE - SYMPATHY FOR THE DEVIL
(UK 1968)
di J.L. Godard
La rivoluzione cinematografica di Jean Luc Godard iniziò
nel 1967 con La cinese, il primo film in cui il regista mise a fuoco
i propri intenti politici trasformandosi in cineasta militante e
facendo proprie le tensioni delle rivolte studentesche e dei circoli
della gauche parigina.
A questo seguiranno con alterne fortune opere più vicine
ad infuocati pamphlet, costruite su associazioni d'immagine, confutazioni
della realtà, proclami e confronti: il dialogo venne in buona
parte abolito a favore di lunghi interventi senza pause, a catechizzare
lo spettatore su sessualità, capitalismo, comunismo, guerra
in Vietnam, black power ecc.ecc.
In questo senso La cinese come Weekend-un uomo e una donna dal sabato
alla domenica (sempre del 1967) sono profezie apocalittiche che
descrivono la vacuità e l'incedere inarrestabile della civiltà
dei consumi verso il patibolo.
Le regole formali scosse dalle fondamenta sin dall'esordio di Fino
all'ultimo respiro (1960) subirono ulteriori ridefinizioni, che
portarono dalla supposta anarchia degli esordi ad un nuovo rapporto
tra immagine e sonoro, capace di modificare in modo consistente
il messaggio stesso.
Il nuovo cinema di Godard si compone di movimenti lenti e panoramici,
lunghi piani sequenza a sostenere brani politici, interviste, scarti
e sovrapposizione di messaggi.
One plus one fu realizzato nel 1968 e traspone le tensioni e le
volontà di rottura di quegli anni, l'incoscienza e la necessità
di sconvolgere o intaccare gli schemi pre-esistenti, per costruirne
di nuovi.
La sovversione è netta non solo
a livello percettivo, ma anche e soprattutto dal punto di vista
contenutistico, in cui la celebrazione della libera associazione
d'idee e del bombardamento mediatico costituiscono il punto di partenza
di un'ideale azione di guerriglia contro il sistema capitalista.
Così giornali pornografici s'associano a letture naziste,
il romanzo erotico fantapolitico alla celebrazione di presidenti
e politici come superstar mentre le scritte sui muri tentano di
ribaltare ironicamente la realtà raccontata dai media (
Mao Art, SoVietcong
).
Il tutto collegato ad arte dalla musica dei Rolling Stones, alle
prese con le registrazioni di Sympathy for the devil.
Le riprese degli Stones in studio costituiscono l'unico filo conduttore
della pellicola, la loro musica, il rock n roll demonizzato dai
benpensanti, è la colonna sonora ideale per le provocazioni
di un autore interessato a riscrivere i limiti della rappresentazione
cinematografica come Godard.
Fu lui a chiedere specificatamente alla casa di produzione la band
inglese come protagonista, lasciando come possibile alternativa
i Beatles, rivali di Jagger & Co. solo sulla scena (i quattro
di Liverpool saranno comunque filmati durante le registrazioni del
White album nel corso dello stesso anno, sintomo di un avvicinamento
verso la multimedialità già apparso chiaro durante
il Magical Mystery Tour).
I Rolling Stones accettarono di buon grado e sul set non fecero
nient'altro che interpretare loro stessi alle prese con il miglior
brano della loro carriera, all'inizio di un disumano stato di grazia
durato poi per quasi cinque anni (dal 1968 sino ad Exile on main
st. pubblicato nel 1972): Sympathy for the devil prese forma di
fronte alla camera di Godard, session dopo session, arricchendosi
di percussioni, vocalizzi, spunti ritmici ed esplosioni elettriche.
Il clima infuocato del 1968 viene così restituito non solo
attraverso i volti dei suoi protagonisti, ma per mezzo della musica
che lo accompagnò, sintetizzata in un amplificatore al massimo
volume ed in un compiaciuto inno al diavolo.
Il piacere della creazione e la consapevolezza dell'importanza di
un brano come Sympathy for the devil è evidente nelle smorfie
di Jagger come nella teatralità di Richard (già perfetto
al primo assolo, quando il pezzo era ancora lontano dalla sua forma
definitiva), nella precisione di Watts come nell'apparente inutilità
di Wyman ed ancora negli echi di Brian Jones che di lì a
poco sarebbe scomparso, prima dalla pellicola (arresto per possesso
di marijuana durante le riprese) e poi dalla vita del gruppo.
La logica con cui Godard riprende gli Stones è la medesima
di One plus one, movimenti lenti e circolari, che tendono a nascondere
la macchina da presa invitando lo spettatore a perdersi nelle immagini
e nei suoni sino a condurlo sull'orlo di una nuova percezione, dilatata
nel tempo, in cui il set diviene parte integrante della scena.
Esattamente come nell'allucinata sequenza conclusiva su una spiaggia
semideserta, tra guerriglieri e rivoluzionari, gru e carrelli, con
il suono saturo di elettricità dei Rolling Stones a raccontare
il 1968 senza bisogno di ulteriori, retoriche, spiegazioni.
Bowman
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