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visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
LA NOTTE
(Ita 1961)
di M. Antonioni con M. Mastroianni J. Moreau M. Vitti
La Notte non dovrebbe terminare mai, continuare all'infinito per
mantenere nel suo cuore buio e senza alternative l'amore di due
amanti, addormentatisi l'uno negli occhi dell'altra, riconoscendosi.
Dovrebbe avvolgere il giorno, cancellare ogni detestabile segno
di routine rigenerandolo sotto una luce diversa, trasformando la
stanchezza e l'abitudine, l'insoddisfazione e il cinismo.
Ma la Notte termina invece in un'alba nebbiosa, che non annulla
la speranza, ma più semplicemente la svuota di ogni significato.
Michelangelo Antonioni continuò la strada intrapresa con
L'avventura (1960) con la realizzazione
di questo lungometraggio, seconda parte di una trilogia che si concluderà
con L'eclisse l'anno successivo e che
sollevò enormi polemiche da parte della lungimirante critica
cinematografica del periodo.
Abbandonato già con la pellicola precedente ogni possibilità
di racconto filmico in senso classico, il regista ferrarese rappresenta
la crisi che attanaglia la società borghese nel nascente
disastro del capitalismo italiano: per farlo necessita di una nuova
tensione formale che si rapporti alla contemporaneità riproducendone
la sensazione di perdita, il vuoto, l'apparentemente inspiegabile
infelicità che l'accompagna.
Per questo La notte è una sorta di "passaggio obbligato"
in un'unica giornata che si snoda tra un ospedale, la periferia
milanese ed un night club per poi culminare in una festa in una
villa della Brianza.
Il nesso in quanto inscenato è dato dal rapporto tra lo scrittore
Giovanni Pontano (Marcello Mastroianni) e sua moglie Lidia (Jeanne
Moreau), dalla condizione obbligata di coppia che pare uccidere
ogni volontà di vita dei due, impossibilitati ad esistere
l'uno senza l'altro eppure entrambi attratti da una libertà
inarrivabile, irraggiungibile.
La nuova civiltà dei consumi li corteggia e li respinge con
egual forza: Antonioni incontra e mette a punto il suo stile cinematografico
piegando l'archittettura e gli spazi al suo racconto, facendoli
diventare elementi narrativi in dialogo perpetuo con i personaggi
(una progressione che arriverà al suo climax nella sequenza
conclusiva de L'eclisse e che già
si avverte nelle inquadrature di Lidia, persa a Sesto S. Giovanni,
tra i palazzi della nuova edilizia).
La notte è anche quella che avvolge l'Italia d'inizio anni
'60, la sua necessità di sentirsi moderna e lo stupido modo
in cui realizza questa suo bisogno, coprendosi cioè di beni
di consumo e facendosi irretire dalla litania del progresso in grado
di migliorare le condizioni di vita dei suoi abitanti peggiorandole:
appiattendo ogni diversità e rendendo ogni cittadino un piccolo
borghese in potenza, pronto a ragionare solo seguendo la logica
spiccia e senza pietà dei nuovi metodi di Produzione.
Il mondo intellettuale risulta irretito e sempre meno scandalizzato
dalle lusinghe della realtà industriale, ormai pronto a valutarle
in coscienza: esattamente come Pontano con le offerte dell'imprenditore
che lo vorrebbe suo biografo per "avvicinare l'azienda agli
operai", in un clichè cinematografico della modernità
già rappresentato dalla stesso Mastroianni ne La dolce vita
di Fellini l'anno precedente e poi ancora con sviluppi grotteschi
da Ugo Tognazzi ne La vita agra (1964) di Carlo Lizzani, sino ad
arrivare allo stadio terminale di una generazione portato sullo
schermo da Michel Piccoli nel Dillinger è morto (1969) di
Marco Ferreri.
Le figure interpretate da Mastroianni e dalla Moreau sono paradossalmente
le ultime ad accorgersi, seppur senza un'effettiva coscienza delle
ragioni effettive, della loro crisi.
La mutazione è sui loro volti, nelle loro espressioni annoiate
e prive di sensibilità, nelle rare emozioni che paiono riaccendere
i loro occhi e che svaniscono con un battito di ciglia.
Giovanni e Lidia tentano comunque di dibattersi nonostante l'impossibilità
di ottenere risultato alcuno: il futuro d'altronde non può
che arridere a Valentina (Monica Vitti), l'insoddisfatta figlia
dell'industriale che ha organizzato una festa per celebrare le vittorie
del proprio cavallo.
E' lei a nascondere dietro un'apparente anticonformismo il bisogno
delle medesime certezze dei propri genitori e di un'intera, alienata
e sprezzante, classe dirigente (sicurezza economica ed affettiva
a fronte di un'incosciente sfrontatezza).
A lei il domani, in cui la Notte superata non potrà tornare
mai più.
Bowman
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