|
visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
NIENTE DA NASCONDERE - CACHE'
(Fra 2005)
di M. Haneke
Niente da nascondere, nulla che possa prenderci in contropiede.
Impossibile ricollegare i fili con il passato, una non volontà che rischia di affossarci dando un presunto valore solo al presente e alle sue aspettative, ad un futuro giunto senza riflessioni.
Così quando dal passato arrivano frammenti di vita non intelligibili, deflagrazioni inquietanti pronte a spazzare via la nostra vita non riusciamo a comprendere, appellandoci solo al buon senso, ma non alla nostra mente atrofizzata all’interno di rapporti preconfezionati chiamati convenzionalmente famiglia, amore, amicizia.
George (Daniel Auteuil) Anne (Juliette Binoche) e loro figlio, alta borghesia francese, migliaia di libri sparsi per casa e uno splendido divano di fronte ad un televisore al plasma. Un buon lavoro, la popolarità televisiva, amicizie influenti e culturalmente rilevanti.
Filmati, a camera fissa, ricevono videocassette e biglietti non proprio invitanti, più inquietanti che
Sconvolgenti con riferimenti ad un passato leggibile solo nelle pieghe della memoria di Georges.
Non esiste una risposta perché è la domanda ad essere errata, come spesso accade.
Chi è l’autore? Come se la rivelazione di un gesto potesse chiarire tutto, compresi mezzo secolo di vita e di relazioni perdute.
Georges, il padre risale ad un possibile fratellastro algerino, rimasto orfano dei genitori uccisi durante una manifestazione antifrancese alla fine degli anni cinquanta. Questi ultimi erano impiegati come fattori nella tenuta dei genitori di Georges (lui ne parla con la madre – Annie Girardot – che non ricorda). Il piccolo Majid non fu accettato dal coetaneo francese che con un sotterfugio riuscì a farlo allontanare da casa, ad evitare che venisse adottato.
Dopo avergli fatto sgozzare un gallo si presentò coperto di sangue raccontando che l’altro lo stava spaventando a morte, minacciandolo. Nell’altro si materializza l’Altro.
Oggi Georges riceve cartoline che rimandano a quell’episodio, disegnate da mano bambinesca, ma consapevole, cosa che il nostro protagonista non sarà mai.
Le tracce sparse nei video lo conducono all’incontro con un Majid (Mauriche Benichou) adulto, vecchio abitante di una casa popolare sorpreso e senza colpa.
La tensione svela la leggerezza dei rapporti familiari, l’incomunicabilità reale e non solo ipotizzata di relazioni cresciute sulla reciproca indifferenza. Il figlio è un elemento passivo, la moglie ignora i sospetti del marito.
In scena la rappresentazione di un mondo colpevole d’odio, non curante delle conseguenze perché estraneo alle premesse, rimosse in un angolo della coscienza.
Micheal Haneke finalmente in grado di costruire un’opera senza cadute in cui il racconto “morale” si sposa con una narrazione ridotta all’osso, una serie di indizi che ci aiutano a perderci nelle inquadrature alla ricerca di chissà quale verità anche quando questa è macroscopica, evidente.
Maijd verrà arrestato in compagnia del figlio. La causa: la sparizione per una sola notte del rampollo di casa Laurent, in realtà nascosto per propria volontà da un amico perché sospettoso di un adulterio da parte materna.
La vergogna schiaccia Majid, lo costringe ad un gesto estremo.
Il giorno seguente di nuovo di fronte all’impossibile fratello francese, si taglia la gola con un gesto rapido.
Una macchia rossa invade la parete, lui stramazza a terra. Giorni dopo, rintracciato dal figlio di Maijd,
Georges Laurent non vuole concedergli ascolto. Dice anche, ad alta voce, di fronte ad uno sparuto pubblico di colleghi, di non avere “niente da nascondere”.
Infatti (…). La conversazione tra i due non avviene pubblicamente, ma in un bagno della compagnia televisiva, al riparo da occhi e orecchie indiscrete. Il figlio di Majid ha semplicemente voluto vedere com’è (oggi) la faccia di un uomo che ha sulla coscienza la vita di un altro. Non solo gli ultimi disperati istanti, ma un’intera esistenza condizionata da un pregiudizio, dalla paura che costringe l’Altro ad una realtà ai margini, velocemente dimenticata.
Quale la reazione di Georges Laurent? Un sonnifero ed un buon sonno artificiale, così da evitare per lo meno il ricordo dei sogni, i segnali della sua coscienza razionalmente azzerata per condurre una vita migliore.
L’ultimo piano a camera fissa, fuori da una scuola o da un’università. Non accadde nulla, se non la vita che scorre.
L’occidente sta a guardare, non capisce perché non vuole, cercando solo di identificare il nemico, il cattivo di turno che lo costringe a quello che i media hanno battezzato scontro di civiltà. Ma l’indagine è superficiale, serve solo a tranquillizzare l’opinione pubblica e non a comprendere i motivi di tensioni e odi che hanno radici profonde, dentro noi stessi, dentro i nostri padri. Haneke porta tutto questo sullo schermo, ma la nostra mente è sintonizzata altrove, deve sforzarsi per decifrare i piani sequenza, le registrazioni, la realtà e il sogno. Non più abituata a ragionare può anche lasciare scorrere le immagini sullo schermo credendo che quanto vede non la riguardi direttamente, ma sia solo un racconto su una famiglia francese che s’illude di non avere nulla da nascondere. L’Algeria di ognuno rimane sullo sfondo, dimenticata per salvaguardare la nostra deprecabile impossibilità d’ignorarla.
Bowman
|
|