|
visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
MILLIONS
(UK 2004)
di D. Boyle
A Danny Boyle l'avevano detto.
Successivamente a 28 giorni dopo
gli sarebbe convenuto girare un altro horror. Oppure riprendere
per mano il suo sacrosanto cinismo.
L'unica raccomandazione era di non provare a realizzare una commedia,
magari con dei bambini.
Detto, fatto. Ecco Millions... dove i personaggi principali sono
due bambini che non raggiungerebbero la maggiore età nemmeno
con la somma dei loro anni.
Boyle con l'aiuto dello sceneggiatore Frank Cottrel Boyce (un vero
esperto in materia, genitore di sette figli) ha creato un mondo
a parte, ambientato in un nuovo quartiere della periferia inglese
in cui i due piccoli protagonisti si trasferiscono con il padre,
rimasto recentemente vedovo.
L'universo interiore del più piccolo dei due figli è
il motore del film, un luogo immaginario dove i confini tra realtà
e fantasia svaniscono: un concetto incentivato dall'impossibilità
scenica di alcune scelte registiche, tese ad enfatizzare il modo
di vedere la vita e soprattutto di vivere dell'infanzia.
Millions s'accende proprio grazie a questo sguardo, capace di essere
cinico e al contempo incantato nei confronti della quotidianità.
Il tempo del gioco e dell'invenzione viene interrotto da un dono
dal cielo, una borsa zeppa di sterline piovuta da chissà
dove (si scoprirà essere frutto di una rapina ad un treno
portavalori, una sequenza proposta come il racconto di un altro
bambino figlio di un poliziotto, in cui Boyle torna magistralmente
all'azione, portando in scena rapinatori con la maglia del Newcastle
e utilizzando come colonna sonora ad hoc due pezzi tratti dall'ultimo
album dei Muse, Absolution).
I due piccoli rinunciano a parlarne con chiunque sia adulto, ma
si rendono conto di avere ben poco tempo a disposizione: entro pochi
giorni le sterline dovranno essere convertite in euro, altrimenti
non varranno più nulla (la fobia inglese della conversione
è il leit motiv sotterraneo del film).
Il rapporto con il denaro poteva essere mostrato solo attraverso
l'innocenza di un bambino che ancora non ne conosce i meccanismi
mentre al contrario ripete a memoria vita e opere dei santi (i momenti
di alleggerimento più divertenti si devono a questa idea,
suggerita da Boyce, percui il piccolo vede delle ironiche impersonificazioni
di S. Chiara, S. Francesco, S. Pietro e dei martiri ugandesi accanto
sé, in modo assolutamente realistico e indistinguibile dalla
realtà).
Proprio per questo la sua unica volontà è di donarli
ai poveri, chiunque essi siano: la vena sociale di Boyle si nutre
di buone vibrazioni, ricordandoci la nostra fortuna e la comune
insensibilità nei confronti di chi non vogliamo vedere (in
particolar modo il pensiero corre all'Africa e all'inestinguibile
carenza d'acqua).
Il fratello più grande già pienamente inserito nel
sistema (scolastico e familiare) sfrutta invece l'improvvisa fortuna
per ottenere una posizione di potere, scimmiottando il comportamento
degli adulti.
La mancanza di coscienza non è un problema grave per un ragazzino
convinto di essere abbandonato a sé stesso e con le tasche
piene di sterline.
Il rapporto tra i due fratelli interpretati ottimamente da Alex
Etel e Lewis McGibbon, la loro interdipendenza e il differente approccio
nei confronti della fortuna permettono a Millions di giocare con
gli spettatori, lasciando il regista libero di sorprendere il suo
pubblico ad ogni occasione, con una serie di scelte giustificate
dall'atmosfera da favola contemporanea che permea l'intero film
(agglomerati di case, autobus, cabine telefoniche ed una stella
sempre più splendente..).
Boyle agisce su due livelli: quello più rilevante, vicino
alla commedia e ad una strisciante critica sociale (grazie alla
verve di James Nesbit, il padre dei due e alla sua relazione con
Daisy Donovan) s'interseca felicemente con il secondo che richiama
i meccanismi di un thriller (la performance del misterioso rapinatore
interpretato da McFurlong, che riappare ogni qualvolta il racconto
pare raggiungere la serenità).
Millions mantiene un registro decisamente brillante, facendosi apprezzare
oltre che per le scelte registiche e fotografiche (il verde degli
esterni, le improvvise accelerazioni, la costruzione virtuale della
casa, il volo degli uccelli lasciati liberi, la già citata
rapina al treno), anche per il ritmo della narrazione e per l'incondizionata
speranza che porta con sé. Una speranza in grado di germogliare
ovunque, sobborghi inglesi compresi
Boyle ne appare entusiasta, le immagini in alcuni casi sono da applausi:
la trasfigurazione che opera sulla realtà vale da sola l'interesse
della visione (se si è in grado di sopportare, per una sola
notte, un tentativo riuscito di distaccarsi dalla cattiveria e un
finale sin troppo forzato, "giustificabile" solo in apparenza).
In sottofondo la solita eccellente colonna sonora, fedele compagna
di ogni suo film.
In questo caso il nostro Danny ne è particolarmente felice:
come tiene a sottolineare intervista dopo intervista, è riuscito
finalmente ad inserire un pezzo del suo gruppo preferito, i Clash,
in una sua opera
non a caso la perfetta Hitsville, UK.
Bowman
|
|