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visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
MILK
(USA 2008)
di G. Van Sant con S. Penn
Più i minuti scorrono, più una tragica sensazione di deja vu aumenta. La pellicola di Gus Van Sant basata sulla vita dell’attivista gay e consigliere comunale di S. Francisco Harvey Milk si dipana tra coscienza sociale e flirt, battaglie e ribaltamenti di prospettiva.
Sean Penn ancora una volta è un incredibilmente credibile protagonista, infervorato ed appassionato, estremamente umano e carismatico: Milk lottò contro la discriminazione facendo del quartiere di Castro un feudo e sfruttando una vivace arguzia politica, arrivando a contrastare e battere il dilagante perbenismo razzista che serpeggiava per gli Stati Uniti.
Van Sant fa un ampio uso di materiali d’epoca sovrapponendoli alla biografia di Milk, primo omosessuale dichiarato eletto in consiglio comunale (alla quarta votazione...) ed attentissimo a sfruttare al meglio la propria occasione.
Il primo Gay Pride nato in risposta ai referendum abrogativi promulgati da leader cattolici preoccupati dalla possibilità di un futuro diverso da quello preconizzato nelle scritture (?): i diritti per le coppie omosessuali sul piatto della bilancia, spazzati via in più comunità da una maggioranza silenziosa, ignorante e filo clericale.
In contrasto, ma sorretto della costituzione, ecco apparire Harvey Milk, protagonista reale di un cambiamento auspicato, artefice di uno dei più grandi balzi democratici e rivoluzionari del secolo scorso, ultimo depositario della lotta per i diritti civili e dei movimenti nati per contrastare la guerra in Vietnam di un decennio prima.
La comunità gay di Castro da avanposto arriva a trasformarsi in sogno, meta ed occasione di tutti quei ragazzi incapaci di uscire allo scoperto, di abbandonare l’oscurità come ripete più volte Milk quasi a spezzare le convenzioni che ancora oggi ghettizzano gli omosessuali in più parti del mondo: una chance per dire che sì, un posto dove non essere tormentati per la propria sessualità esiste e a fine anni Settanta non avrebbe che potuto chiamarsi San Francisco.
Il racconto commovente ed emozionale di un Van Sant che rivitalizza con immagini originali (ma senza dimenticarne la tradizione) la moribonda struttura dei biopic a stelle e strisce si spezza alle ultime battute, quando la vita di Milk viene brutalmente interrotta portando alla luce un background di paura della diversità capace ancora una volta di materializzarsi in un colpo di pistola, l’ennesimo ritorno al passato sotto forma di attentato della storia degli Stati Uniti.
Il dolore per la morte di Harvey è ancora vivo e ribadito dalla prova sentita e concentrata della coppia Penn/Van Sant (senza dimenticare James Franco, Emile Hirsch, James Brolin e Alison Pill): un veicolo di speranza non solo per il movimento gay, ma per chiunque possa credere ad un futuro di tolleranza reciproca.
A qualcuno ancora oggi potrà sembrare fantascienza: era il 1978...
Bowman
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