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MATCH POINT
(USA 2005)
di W. Allen con J. Rhys Meyers S. Johansson


Woody Allen ha abbandonato New York per Londra. Già questa è di per sé una notizia rilevante.
Che tende a svanire una volta terminata la visione di Match Point, quando cioè le parole del regista americano, intervistato da Suzy Hansen per il New York Observer a riguardo della sua ultima produzione e del suo futuro cinematografico, assumono una connotazione nuova, radicalmente diversa da quanto si potrebbe aspettare da un settantenne maestro della comicità: "Ora che sono invecchiato non so più quanto tempo mi resta per girare altri film. Vorrei non indulgere in capricci comici. Nel futuro vorrei cercare di andare più al sodo. Sa, posso fare cose molto interessanti se non devo preoccuparmi di far ridere la gente."
Londra ha dato la possibilità ad Allen di allontanarsi anche visivamente da quanto aveva prodotto sinora riallacciando i ponti con l'ideale isola su cui sono relegate opere come Interiors (1978) e Crimini misfatti (1989) e con esse i riferimenti drammatici a Cechov, Bergman, Dostoevskij…
Proprio Dostoevskij e le interrogazioni sull'applicabilità del male, sul delitto e sulle pene da pagare paiono infrangersi in Match Point su una variante anomala ed incalcolabile, la fortuna.
Da questo assunto, dal peso del fato nei destini umani (e dalla sua non pronosticabile importanza rispetto alla predestinazione imposta dal talento), inizia il racconto della vita di un giovane maestro di tennis, Chris (Jonathan Rhys Meyers), ex atleta frequentatore del circuito professionistico incapace sino ad allora di battere i suoi migliori avversari, le inavvicinabili teste di serie dei tornei atp.
Stanco di perdere e di essere una figura di secondo piano, abbandona la professione appunto per l'insegnamento.
Grazie alla sua fama tra gli addetti ai lavori entra in contatto durante una sessione di allenamento con il giovane rampollo di una ricca famiglia inglese, Tom (Matthew Goode), tennista svogliato, ma grande adoratore dei piaceri della vita. Questa nascente relazione d'amicizia sostenuta dal reciproco amore per la musica lirica è solo il punto di partenza della partita più importante della vita di Chris, quella per il proprio successo (puramente personale…).
In poco tempo passa da una serata a teatro nel palco della famiglia di Tom al cospetto di padre, madre e sorella (Chloe, interpretata da Emily Mortimer) alla non troppo complessa seduzione di quest'ultima, con tanto di intermezzo nella tenuta di campagna con seduta di caccia.
Chloe non fa altro che pensare al futuro di Chris e lo impone senza fatica al padre per una possibile carriera ad alto compenso in una delle società di cui è a capo, una non meglio precisata finanziaria situata nei nuovi grattacieli della City.
Chris si adatta facilmente e in poco tempo può dedicarsi alle attività che un giovane ben stipendiato ed integrato predilige: shopping, cocktails, cene, teatro, cinema e visite nelle migliori gallerie d'arte londinesi il tutto facilitato da un'automobile societaria con autista.
L'unico elemento mancante nella vita di un giovane così ben instradato sulla rampa di lancio è una vita sessuale eccitante. Chloe è tenera e piena di attenzioni, ma non certo attraente. O almeno non lo è al livello di Nola (Scarlett Johansson), la fidanzata americana di Tom, attrice perennemente in cerca di ruolo e vittima dell'ostracismo familiare che vede in lei una minaccia alla quieta vacuità del rispettabile universo altoborghese.
Durante una visita alla tenuta familiare la madre di Tom la attacca duramente. Lei, disperata esce sotto la pioggia per ritrovare la calma. E come nelle migliori tradizioni (Una commedia sexy in una notte di mezza estate…) il temporale permette a Chris e Nola di condividere un pomeriggio di passione tra i campi.
Per Nola finisce lì, ma non per Chris. Che tenta nuovi corteggiamenti (regolarmente respinti), sino a quando viene colpito dalla rivelazione di Tom che racconta d'essersi innamorato (scopriremo poi che nascosto dietro l'amore lampo c'era la necessità un matrimonio riparatore) e di aver lasciato, per la gioia della famiglia, "l'americana".
Chris non desiste, ma è proprio quando è quasi costretto ad abbandonare le speranze che ritrova Nola e la sua irresistibile carica erotica alla Tate Modern, durante una visita con Chloe, nel frattempo divenuta sua moglie e alla disperata ricerca di un figlio (che fatica ad arrivare e che dovrà essere nelle intenzioni della sposina il primo di tre… quest'argomento non abbandonerà più la coppia, quasi fosse un trofeo ottenibile con somministrazione meccanica delle forze e calcolo delle fasi lunari).
La passione divampa nuovamente e il nostro protagonista si divide con invidiabile bravura nel logico triangolo con moglie ed amante (tra la visione mozzafiato del nuovo appartamento coniugale e l'intimità di un sobborgo vagamente malfamato), riuscendo per qualche tempo a mantenere uno stile di vita in grado finalmente di saziare il suo appettito sessuale senza intaccare la propria nuova rispettabile posizione sociale.
La situazione precipita però quando dopo l'inevitabile felicità dell'inizio di un "amore", Nola gli annuncia di essere rimasta incinta.
Costretto a prendere una decisione Chris si trova nella malaugurata posizione di dover perdere qualcosa scegliendo: l'amore e la passione o il successo, la vita facile, i comfort ottenuti così facilmente?

[A questo punto del racconto Woody Allen ha stretto il pubblico in una morsa. Lo spettatore non sa ancora se può simpatizzare per Chris, che fino ad oggi non ha condotto nessuna azione sleale, ma ha fatto "quello che avremmo fatto tutti" o quasi. Ha avuto fortuna. Si è inserito in un mondo dorato senza difficoltà ed ora ha ritrovato l'amore. Questo è quanto Allen suggerisce all'immaginario di chi guarda. Lo suggerisce per farci propendere per una soluzione romantica, ideale in un romanzo d'appendice dell'800 ma fuori posto nella nostra contemporaneità. Il trionfo dell'edonismo non lascia scampo. Quello immortalato sullo schermo non è amore, è pura attrazione. Il figlio che Nola porta in grembo è solo un ulteriore carico morale. E come tale è sacrificabile superficialmente non tanto alle convenzioni (matrimonio, famiglia), quanto al proprio status, a quello che le convenzioni assicurano.]

Chris prova a prendere tempo, a mantenere tutto sotto controllo. La presenza di Nola corrisponde ad un preciso obbligo, a cui non può sottrarsi. Dovrebbe partire per una vacanza nelle isole greche di tre settimane con Chloe, Tom ed amici e coglie l'occasione per annunciare all'amante che al ritorno sistemerà tutto.
Nonostante l'annullamento improvviso del viaggio, Chris preferisce mantenere il silenzio. E' a Londra, in un limbo apparentemente inscalfibile. Scoperto casualmente da Nola, continua ad inventare (parla di un ritorno anticipato) e riesce incredibilmente a gestire una situazione critica.
Poi la decisione.
Sottrae un fucile dall'armeria di famiglia, si reca nel complesso di appartamenti di Nola mentre lei è al lavoro. Le annuncia che ha sistemato tutto. Nel frattempo uccide la vicina di casa, inscenando una rapina ad opera di qualche tossico (ruba medicine e monili). Quando Nola arriva, al settimo cielo, la fredda appena scesa dall'ascensore.
Si allontana dal luogo del delitto, chiama un taxi e raggiunge in tempo Chloe per la visione di un musical di Andrew Lloyd Webber.

[Indipendentemente dalla conclusione, la scelta di Allen non lascia dubbi sul suo protagonista. Una volta raggiunto, il paradiso edonistico questo è quasi impossibile da abbandonare (volontariamente). L'evoluzione violenta del racconto non è altro che un simbolo del cannibalismo a cui assistiamo ogni giorno, della lotta per l'appartenenza ad un sistema di favoritismi, lusso e potere a cui nessuno vuole rinunciare. Anche perché non esistono "valori" a cui appellarsi per farlo, se non la propria soddisfazione personale.
La stessa incertezza sulla sorte del protagonista è una scelta obbligata per portare il pubblico ad una divisione: chi gli augura pilatescamente di farla franca e chi reclama giustizia. In entrambi i casi non c'è differenza, sono condizioni di giudizio morale che esulano dalle motivazioni dell'assassino ed hanno senso semplicemente nello sviluppo narrativo del racconto.
La volontà che l'ha portato ad uccidere è la stessa idolatrata dalla società a cui apparteniamo e di cui condividiamo con più o meno entusiasmo "ideali" prodotti in serie da da sedicenti esperti di marketing. Gli stessi "ideali" che aiutano la cecità dei poliziotti e la recitazione di un ruolo preciso da parte di Chris: quello di marito traditore, uomo redento e futuro padre affettuoso equivalente all'impossibilità materiale di essere un killer efferato…]

Le indagini non produrrano risultati, nonostante l'ansia provocata da un interrogatorio a Chris causa rinvenimento del diario (segreto) di Nola. E nonostante qualche errore nella messa in atto del delitto e il fatto che mentre si sbarazza della refurtiva nel Tamigi, la fede dell'anziana donna uccisa per far quadrare il proprio piano, rimanga accanto ad un corrimano (in una sequenza che richiama dichiaratamente l'iniziale, con una palla da tennis sospesa sul nastro…).
Non basterà il talento di un poliziotto (William Nesbit, coadiuvato da Ewen Bremner… Spud!!!) ed un sogno rivelatore a incastrarlo: la fede finirà nelle tasche di un eroinomane ucciso la sera seguente nella stessa zona, tanto basterà a chiudere l'indagine e a servire su un piatto d'argento il match point a Chris.
Il quale del tutto inconsapevole di quest'ultima sua fortuna festeggierà di lì a poco la nascita del suo primogenito con la sua legittima compagna e l'intera famiglia, a coronare il sogno di una partita perfetta.
Ultima inquadratura: obiettivo raggiunto.
Lo sguardo freddo di Chris corre oltre il Tamigi mentre Allen indugia con cattiveria sul suo primo piano.

Match Point segue uno sviluppo piuttosto lineare in cui i protagonisti rivestono il ruolo di ideali icone sexy: nessun personaggio è approfondito psicologicamente, sono le azioni e il comportamento in una serie di "situazioni sociali" a mostrare la superficialità della upper class londinese. Solo Nola pare inseguire un ideale (la recitazione in primo luogo; ed ancora non l'amore, ma la passione e la conseguente gravidanza che la costringono a rivedere il suo rapporto con Chris, a desiderarlo e ad averne sempre più bisogno) e in questo si identifica la sua non appartenenza, il suo fascino, la sua carnalità. Proprio per questo viene "eliminata" prima virtualmente da Tom, poi fisicamente da Chris pronto ad assogettarsi ai voleri di famiglia con una facilità impensabile pur di raggiungere il suo scopo.
"Dare il mio contributo" significa partecipare alla festa, divenire un ingranaggio di un meccanismo che gli assicura la vita agiata che gli spetta, soprassedendo sul vuoto di chi ha a fianco.
Un vuoto che si fa largo in lui sino a dominarlo.
Jonathan Rhys Meyers fornisce un'ottima prova, in cui uno dei tratti peculiari è l'invariabile camminata da tennista che lo accompagna in ogni scena, con la spalla destra leggermente alzata a portare le racchette e la mano sinistra in tasca, la testa bassa e il passo sicuro. Di fronte ad un'irresistibile Scarlett Johansson recita il ruolo dell'amatore scatenato, pronto ad ammansirsi e a divenire timido di fronte alle continue richieste di procreazione dell'ingenua Chloe.
Allen costruisce prima con i ritmi della commedia, poi con quelli del dramma e del giallo un affresco letale della gioventù d'inizio secolo e dei vizi capitali del sistema che la educa, non lasciando intravedere nemmeno una timida luce di speranza.
Cinico e di una disperazione contenuta, come i movimenti di macchina del suo autore incredibilmente a suo agio tra Londra e la campagna inglese, Match Point è una sorpresa spietata, in cui la fortuna assiste ancora una volta gli audaci e si dimostra in grado di distruggere ogni morale.
Se ancora ne esistesse una...

Bowman