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LE DEPART
(Bel 1967)
di J. Skolimoskwi con J.P. Leaud

Il primo film in Occidente di Jerzy Skolimowksi nasce in terra belga: luogo ideale non solo come location, ma anche e soprattutto per la vicinanza con il centro del cinema moderno e della nouvelle vague alla quale il regista polacco dedicò questa prova d’autore premiata con l’Orso d’Oro al Festival di Berlino del 1967.
Le Depart è un film volutamente fuori fuoco, centrato sulla recitazione ipertrofica e sempre sopra le righe di Jean Pierre Leaud nei panni di un giovane aiutante parrucchiere che vorrebbe a tutti i costi partecipare ad un rally. La sua passione per la velocità e le automobili pare essere una più che comprensibile ragione di vita visti gli stratagemmi e i raggiri che in novanta minuti il protagonista s’inventa per raggiungere il suo scopo. Il giorno della gara però viene svegliato dal rombo delle automobili: la corsa è iniziata mentre lui ancora dormiva, stravolto dallo sforzo per presentarsi con una macchina alla linea di partenza. In reazione nessuna disperazione, solo una confortante non curanza.
La pellicola si conclude così, con Leaud alle prese con la bella ragazza che l’ha accompagnato di avversità in avversità: riassunto nel “viaggio” il valore dell’esperienza, Skolimowski riesce a fuorviare lo spettatore per tutta la durata di Le Depart, lasciando credere che sia la competizione su quattro ruote il terminale spettacolare di un film che affascina dalla prima all’ultima inquadratura grazie ad un uso sapiente del bianco e nero (la fotografia di Willy Kurant sublima le accelerazioni sulla strada e dona un tocco surreale agli interni, fiera di automobili in primis) e all’ipnotica colonna sonora jazz di Krzysztof Komeda, già al fianco di Roman Polanski.
Il crescendo mozzafiato degli affanni e degli escamotage del personaggio chiave enfatizzano il clima di fermento della realtà giovanile nella seconda metà degli anni ’60 facendolo approdare ad un’inappuntabile nulla di fatto, all’inconsistenza svelata di una vita che deve inventarsi un motivo d’essere per poter anche solo sognare di potersi affermare.
Il pregio maggiore di Skolimowski sta nel declinare il racconto in commedia e nel renderlo agile e libero di lasciarsi guidare dal giocoso rapporto che s’instaura tra le invenzioni di regia e protagonista: senza volontà retorica Le Depart riesce a fotografare il proprio periodo storico con un’iperbole in grado di mettere a nudo problematiche e status symbol, cliché e contraddizioni privandole della propria appagante superficialità.

Bowman