visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS

LA FORESTA DEI PUGNALI VOLANTI

(Chi 2004)
di Zhang Yimou con Zhang Ziyi A. Lau T. Kaneshiro


859, Cina. L'imperatore appartenente alla dinastia Tang è in declino, rovinato dalla corruzione che alberga a corte: una potente setta, i Pugnali Volanti, lo contrasta sperando nella rivoluzione.
Questo è lo sfondo per un racconto che lascia da parte ogni tipo di suggestione storica, conquistando piuttosto per l'eccezionalità della rappresentazione e per la ricerca del melodramma, all'interno di una sceneggiatura ad incastri, ideale nel sovvertire ogni aspettativa.
Zhang Yimou torna a cimentarsi con il wuxia, il cinema tradizionale cinese a base di cappa e spada (e amore e guerra…), dimenticando i riferimenti alla contemporaneità che avevano contraddistinto l'acclamato e conservatore Hero, al centro di una vera e propria battaglia mediatica e politica.
La qualità del cineasta non è mai stata in discussione, quanto piuttosto la sua recente adesione ai programmi di partito, che lo hanno visto scoprirsi come autore allineato e punta di diamante del nuovo "imperialismo" cinese, che si propone tra l'altro di rivaleggiare e battere la produzione hollywoodiana.
Se la qualità della produzione sarà quella de La foresta dei pugnali volanti, la sfida per l'intrattenimento mondiale ha già un vincitore annunciato: si tratterà semplicemente di abituare gli spettatori ad un gusto avvertito semplicemente come esotico e difficilmente entrato in profondità, almeno sino ad oggi.
Zhang Yimou nasconde e svela, complicando all'inverosimile la narrazione, facendo compiere cammini speculari ai suoi protagonisti e annullando nel fulgore di un'amore folle e mai soddisfatto ogni volontà di battaglia.
Ogni rivelazione frantuma la precedente, così da far rivedere praticamente ad ogni scena il giudizio su personaggi e sull'evoluzione dei loro rapporti: niente è ciò che sembra, ancora una volta. Se la sceneggiatura conduce proprio per la continua ricerca dell'inaspettato su sentieri già conosciuti, tipici del racconto di genere, lo stesso non si può dire delle scelte estetiche relative agli ambienti dell'opera: la ricerca scenografica è ammaliante tanto che La foresta dei Pugnali Volanti vive soprattutto delle invenzioni coreografiche di Tony Ching Siu Tung, capace di infondere nuova sfarzosa linfa ai luoghi "obbligati" della vicenda.
L'agguato nella foresta di bambù ad esempio supera ogni aspettativa, come d'altronde la rappresentazione della casa delle cortigiane, lo stupefacente Padiglione delle Peonie, dove si rivela in tutta la sua bellezza l'assoluta protagonista della pellicola, Zhang Ziyi, sorretta con grande mestiere dalle interpretazioni di Andy Lau e Takeshi Kaneshiro, entrambi innamorati di lei, entrambi amati, respinti e ri-amati.
La foresta dei Pugnali Volanti è strabiliante nella ricerca dei cromatismi, nel rapporto tra figura, costume e ambiente.
Rapporto che ha il suo apice nelle lunghe sequenze conclusive che vedono i protagonisti riuniti, liberi dalle falsità che hanno coperto il loro cammino, pronti ad affrontarsi in una tempesta di neve giunta a sorpresa sul set ucraino del film, sfruttata da Zhang Yimou in modo impeccabile.
E' soprattutto spettacolo e come tale può lasciar trasparire, ma solo impercettibilmente, l'ampio respiro di una riflessione sul senso del tradimento e della menzogna, in amore e in guerra (dove tutto è/era consentito?): il regista cinese si lascia andare al piacere dell'immaginazione, ammiccando ad Occidente senza dimenticare la propria millenaria tradizione, anzi trovando in essa la chiave per la proposizione di un'estetica eccelsa, che da sola vale l'intera pellicola.

Bowman