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IMAGES
(USA UK 1972)
di R. Altman

Cathryn, giovane scrittrice di favole per bambini, benestante e sposata allo sciapido Hugh soffre un periodo di forte nervosismo e tensione.
Durante la lavorazione di un suo libro accusa i primi sintomi latenti di schizofrenia, che il marito decifra come plausibile e semplice crisi di nervi; quest'ultimo asseconda i desideri e, secondo lui, i bisogni di lei, concedendole una pausa di riposo nell'intima villetta dove la moglie trascorse l'infanzia.
L'ingannevole esaurimento nervoso iniziale, rende Cathryn protagonista di episodi in cui si convince di essere perseguitata da fantomatiche persone maligne desiderose di far vacillare il suo già poco solido rapporto coniugale.
Arrivati alla casa di campagna, solitaria tra le colline, marito e moglie trascorrono giornate semplici: lui dedicandosi alla fotografia, alla caccia, e all'attesa passiva ed ingenua di una chiara ripresa della moglie, lei cercando di progredire il più possibile con la stesura del suo libro, sospeso tra visioni e pensieri onirici simili e complici delle esperienze pratiche che ha durante la 'villeggiatura'.
Ben presto la schizofrenia sfonda i confini latenti per manifestarsi con episodi che coinvolgono non solo la stessa Cathryn; ella comincia una lunga serie di dialoghi con i suoi fantasmi, accompagnati da continue riflessioni sulla favola alla quale lavora.
Incontra il suo vecchio amante francese René, morto in un incidente aereo, e Marcel, l'amante più recente, bruto e selvaggio, nonché amico del marito.
Oltre all'amante francese, il quale ha una connotazione onirica singolare, Marcel risulta essere una presenza fisica, appunto come ospite del marito col quale partecipa alle battute di caccia.
Altra amichevole compagnia è rappresentata da Susannah, giovane figlia di Marcel, che immediatamente fa pensare ad un doppio di Cathryn fanciulla.
La tensione aumenta con l'incedere di visioni, apparizioni di persone, partorite dalla mente della protagonista, in ambienti condivisi dagli altri ospiti reali: l'iniziale disorientamento di Cathryn nel continuare a cambiare repentinamente il proprio interlocutore, senza sorta di connotazioni spazio-temporali logiche, diviene successivamente consapevolezza nel gestire la presenza di chiunque, senza però comandarne il totale annullamento.
Mentre lei s'inabissa sempre più nel suo mondo fiabesco schizofrenico, le persone a lei vicino non percepiscono nemmeno lontanamente la sua profonda crisi.
Motivata da una compassionevole idea di essere veramente innamorata del marito, capisce che l'unica soluzione sia uccidere da sola tutti i fantasmi che la molestano.
Il finale tragico, e a mezza sorpresa, chiude l'intreccio tra il mondo fiabesco trasognato e il conflittuale perbenismo reale.
Il film ha una fotografia in molti punti incantevole: lungo le colline e negli scenari particolarmente bucolici ci si avvicina al seppiato. Una luce nel complesso molto filtrata e distorta.
L'aspetto forse più interessante è che assume tendenze forse espressionistiche, accompagnando adeguatamente alcuni climax del film. Oltre al filtraggio cromatico sono presenti anche molti aspetti riguardanti alterazioni di nitidezza, e messa a fuoco delle immagini. Bene che il film sia intitolato proprio Images, infatti la luce è un elemento fondamentale nel dar vita all'angosciante ed inquieto mondo visionario di Cathryn.
Numerosi e ricercati gli specchi e gli elementi utili ad arricchire, e forse sovraccaricare, la messinscena.
Fortunate e piacevoli alcune dissolvenze incrociate nel passaggio da interni ad ambienti esterni
Altman dirige bene, con sapienza in molti punti narrativi nevralgici, e si permette dei pregevoli campi controcampi come semplici metafore dei due mondi che attanagliano Cathryn in lotta con se stessa, in conflitto con l'inconscio. Belli i campi lunghi in paesaggi agresti, d'impatto e ben sposati con la colonna sonora particolarmente minimal e suggestiva a rafforzare le allucinazioni della protagonista.
Probabilmente Altman non sconfina molto dai canoni di un thriller/psicologico, ma la sua camera rimane ben celata, nonostante siano presenti molti movimenti e zoomate veloci (non paragonabili all'amico Bava).
Altra componente azzeccata è il parallellismo tra la storia alla quale Cathryn lavora e le numerose sfumature fiabesche orrorifiche che caratterizzano i suoi conflitti.
In definitiva il film è piacevole, certo non è seducente lo stato d'animo in subbuglio di Cathryn, quanto piuttosto la visione ed il coinvolgimento.
Non è ovviamente privo di difetti: se Altman rimane prevalentemente fedele nei movimenti all'empatia del film, in alcuni punti, in cui magari le allucinazioni si addensano, si denota un po' di confusione, anche per una musica forse insistente, che sfocia in virtuosismo eccessivo con effetti apparentemente velleitari.
Tutto sommato un buon film.

Samsa