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IL CASO MATTEI
(Ita 1972)
di F. Rosi con G.M. Volontè


Il Caso Mattei venne presentato nel 1972 da Francesco Rosi e divenne immediatamente un esempio di come poter fondere la causa civile e l'impegno con il cinema e la lezione neorealista.
Rosi trova un modo proprio e singolare per liberarsi dalla schiavitù imposta del cinema italiano, soprattutto a livello estetico: sebbene girato con budget ridotto e volontà d'inchiesta, il film diviene uno dei capisaldi di una nuova modalità comunicativa, maggiormente stratificata e complessa.
Mattei era il presidente dell'Eni, deceduto nel 1962 in circostanze ancora oggi poco chiare, anche se ormai sussistono ben pochi dubbi sull'ipotesi di omicidio: fu ucciso perché il suo lavoro e il suo modo di fare erano in contrasto con le volontà dei potenti di turno, con l'impossibilità di cambiare lo stato delle cose.
Mattei ci ha provato e in parte è anche riuscito nel suo intento: si è servito di chi poteva aiutarlo senza preconcetti, si è nutrito del suo orgoglio e del suo ego imprenditoriale, pareva realmente animato da un fuoco in grado di conquistare le persone e dalla volontà di migliorare le loro condizioni di vita.
In questo modo si inimicò molte persone, sorprese dal suo stile non codificato e dalla sua esuberanza, dalla sua capacità di gestire gli affari, anche se sporchi.
Era convinto di combattere per migliorare l'Italia, per farla crescere industrialmente e inserirla nelle grandi potenze mondiali, quando il monopolio americano si stava formando, ma era già in grado di porre veti e bloccare l'economia di un paese.
Mattei era un simbolo italiano ("Il più potente dai tempi di Cesare" amava ripetere) e la sua morte fece scalpore in tutto il mondo… ovviamente il mistero rimane insoluto (o meglio insabbiato, cancellato).
Rosi ripercorre grazie ad una performance epocale di Gian Maria Volontè alcune parti della vita di Mattei, le inframmezza con immagini e interviste reali a giornalisti, collaboratori e agenti: crea cioè attorno ad una interpretazione magistrale il vortice di affari e relazioni più o meno private che contraddistinsero la sua gestione dell'Eni, che venne trasformato da ente da smantellare a realtà pubblica di primo livello.
In questo modo si afferma la volontà del regista, non intenzionato a smascherare gli assassini, ma piuttosto a riproporre uno scenario che sembrava non potesse concludersi se non con una morte violenta: Rosi mostra tutte le possibili ragioni di un assassinio fatto passare per incidente.
Il film vinse ex aequo con La classe operaia va in paradiso di Petri (interprete ancora l'eccezionale Volontè) la Palma d'Oro al Festival di Cannes del 1972: un trionfo per il cinema italiano, dopo i successi di Fellini e Antonioni nel decennio precedente.
Il Caso Mattei deve la sua eccezionalità all'utilizzo di differenti media che trascendono l'architettura del prodotto cinematografico, trasformandolo di volta in volta in inchiesta, fatto privato o realtà: appare la composizione un sistema di dati ed emozioni, che sarebbe parsa troppo costretta e romanzata in una semplice trasposizione dei fatti.
Rosi arriva a comporre la sua tesi sull'insoluto caso Mattei con l'aiuto di inserti grafici e di idee innovative, con un montaggio efficace e serrato oltre che frequenti salti temporali, mostrando come un film possa rappresentare un documento scomodo, inaccettabile, vero ancora oggi dopo più di trent'anni.

Bowman