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visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
GOSFORD PARK
(USA 2001)
di R. Altman
Altman si guadagna l'Oscar per la sceneggiatura
2002 grazie alla messa in opera delle sue (migliori) tattiche elusive,
in grado di distogliere la mente dello spettatore dal nocciolo della
questione.
Dipingendo senza moralismi le caratteristiche dei nobili e della
servitù e mettendole a confronto, il regista riesce a creare
un universo parallelo retto solo dalle convenzioni: certo le citazioni
e le modalità espressive sono ormai codificate e comprensibili,
ma Altman è riuscito a rivitalizzarle e a renderle nuovamente
interessanti.
Un cast eccellente, formato per lo più da attori teatrali
inglesi, contribuisce a rendere credibile e affascinante la narrazione
del quasi ottantenne regista americano.
Il più grosso limite (ed allo stesso tempo il miglior pregio...)
di Gosford Park è nel genere di riferimento, difficilmente
in grado di fare scattare scintille, ma "solo" di conquistare
con garbo e classe chi guarda.
Il ritmo del film e la restituita importanza ai dialoghi lo fanno
sembrare un souvenir d'altri tempi, giunto chissà come nel
nuovo secolo: si respira quest'atmosfera nella rappresentazione,
un mondo sull'orlo del collasso, ormai vicino al trapasso sotto
le spinte della nuova borghesia industriale.
Nobiltà e servitù che come detto s'affrontano in una
delle potenziali città invisibili di Calvino, dove ad ogni
azione commessa in superficie ne corrisponde una nel sottosuolo.
Il gusto per il paradosso e la messa alla berlina della classe dirigente
sono i leit motiv di Gosford Park, che si inserisce di diritto tra
le opere più riuscite stilisticamente di Altman, che sembra
firmare un tributo a sé stesso oltre che al giallo.
Bowman
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