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visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
GOMORRA
(Ita 2008)
di M. Garrone con T. Servillo G. Imparato
“Tutti quelli che conosco o sono morti o sono in galera. Io voglio diventare un boss. Voglio avere supermercati, negozi, fabbriche, voglio avere donne. Voglio tre macchine, voglio che quando entro in un negozio mi devono rispettare, voglio avere magazzini in tutto il mondo. E poi voglio morire. Ma come muore uno vero, uno che comanda veramente. Voglio morire ammazzato.”
[ Gomorra - Roberto Saviano, 2006 ]
Basterebbero queste poche righe od altre ancora, prese a caso, a testimoniare quanto arduo fosse il compito di Matteo Garrone nell’avvicinarsi all’opera di Roberto Saviano. Quanto difficile fosse non scadere nella macchietta o in falsi moralismi, accentuare cadute patetiche o esaltare il clima da mattanza che permea l’intero scritto. Un lavoro incredibile per portare ancora più in superficie, ma con solo un paio d’ore a propria disposizione e non la profondità di molte pagine, quanto accade ogni giorno a Gomorra. La pellicola di Garrone è un’immersione in apnea dentro le regole della Camorra, tra amministrazione del potere e comunicazione (settaria, tribale) tra clan, sottoposti e tanti, troppi, nessuno, vittime designate di un quotidiano obbligato alla guerra.
Lo sguardo del regista contempla e non giudica, tenendosi a debita distanza e strisciando tra volti e accenti come se volesse nascondersi, non essere di troppo. Lavora per sottrazione Garrone tanto nei confronti del testo originale quanto nel catturare sfumature ed incertezze di un cast tanto perfetto da sembrare vero, reale anche nei volti noti di Toni Servillo e Gianfelice Imparato. Sfuma e s’allontana, quasi ad evitare le pallottole, le esplosioni improvvise e laceranti che segnano sino a sfigurarlo questo territorio abbandonato dallo Stato, ma non dai Boss tra Napoli e Caserta, con le vele di Scampia a fare da tetro monumento all’indifferenza.
Entrare in questa realtà anche solo cinematograficamente dopo aver letto le parole di Saviano toglie il fiato: i rumori elettromagnetici cupi e ovattati che la circondano sono squarciati solo da urla e dialetti, raffiche di spari e fughe in motocicletta. Non ha uscita Gomorra, pare rigenerarsi all’infinito scavando una fossa senza fine, così grande da poter ingoiare tutto il dolore che ha generato. Garrone la mostra intrecciando cinque racconti, lasciando la cronaca giudiziaria ed economica alle pagine di Saviano e portando in primo piano la vita di chi vive dentro “O’ Sistema” con la forza del realismo, spiando dall’orlo del baratro.
Bowman
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