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visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
EUROPA
(DK 1991)
di L. Von Trier
un viaggio nel subconscio continentale simboleggiato dal continuo
movimento di un treno nel cuore dell'europa. von trier mescola diverse
possibilità comunicative per realizzare un'opera che si discosta
profondamente anche dai riferimenti e dalle citazioni che utilizza.
il monologo iniziale (recitato da max von sydow) introduce lo spettatore
in un atmosfera funerea e buia, seguendo il modello espressivo di
un ipnotizzatore che annuncia e conta sino al numero in cui avverrà
quanto predetto.
questa condizione di partenza (più volte ripetuta e utilizzata
a livello narrativo per collegare le differenti scene) permette
allo spettatore di comprendere la natura rappresentativa degli eventi
che il regista mostra.
il bianco e nero è spezzato da immagini a colori inserite
all'improvviso nei diversi crescendo della pellicola: i maggiori
nodi d'interesse sono così contrassegnati da altrettante
scelte stilistiche, di chiara matrice espressionista.
l'atmosfera noir (tipica del cinema anni '40 e '50) diviene così
il leit motiv di europa, girato soprattutto in cupi notturni e permeato
di violenza senza apparente senso: proprio il colore rosso, il colore
del sangue, è il maggiore antagonista dello splendido bianco
e nero scelto per le immagini.
la violenza si unisce alla giustizia, applicata dall'alto (nel senso
degli enti governativi) alle due fazioni in lotta, l'una filo americana,
l'altra ovviamente filo tedesca. una guerra silenziosa, condotta
per ripulire dai pericoli il suolo tedesco, ma incapace di comprendere
la natura di un popolo che si è trovato completamente coinvolto
in tutte le sue unità nel conflitto mondiale.
le differenze comunicative e di comportamento vengono esposte attraverso
il protagonista americano ma di origine tedesca, che torna nel paese
natale per aiutare la ricostruzione.
proprio il suo essere non completamente straniero lo rende perfetto
(e ignaro per la sua mancanza di comprensione) come mezzo per entrambe
le parti: il suo indeciso coinvolgimento e la sua lenta presa di
coscienza sono la chiave di lettura del film.
von trier delinea delle atmosfere sensazionali, comprendendo appieno
la lezione del cinema del secondo dopoguerra, tanto che solo la
rivoluzione di alcuni codici espressivi permette allo spettatore
di capire da dove parte la rilettura.
un cinema barocco e molto denso, ricco di immagini esteticamente
eccelse e dichiaratamente pretenzioso negli obbiettivi che si pone:
un'analisi della cultura e della mentalità europea e dei
suoi cambiamenti, nati dal confronto non sempre paritario con la
realtà americana.
un obbiettivo di certo non riuscito completamente (vista l'effettiva
difficoltà concettuale e filosofica) ma comunque esaltato,
con merito, nel 1991 dal gran premio della giuria al festival di
cannes.
Bowman
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