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L'ELEMENTO DEL CRIMINE
(Dk 1984)
di L. Von Trier
Von Trier si misura con il thriller psicologico e di matrice espressionista,ottenendo
risultati indiscutibili dal punto di vista estetico e qualitativo.
Il regista danese, autore anche della sceneggiatura, rende "L'elemento
del crimine" ricco al limite dell'eccesso di particolari, dissolvenze
incrociate, di pura ricerca dell'immagine.
Il colore della pellicola è interamente
seppiato salvo che per alcuni luci blu che appaiono nel buio che
contraddistingue l'intero film.
Un'oscurità indecifrabile in cui si muove l'indagine su un
serial killer da parte di un poliziotto, attratto dal crimine tanto
da immedesimarsi nell'assassino, mentre vaga in un Europa fredda
e senza confini precisi.
La vicenda viene narrata in uno studio de ll Cairo, dove il poliziotto
viene ipnotizzato volontariamente da un medico: in questo modo Von
Trier crea una cornice al racconto, liberandosi completamente del
realismo e scandagliando invece la mente del suo protagonista.
Le complicazioni sono numerose, soprattutto dialoghi complicati
o perentori e sequenze traboccanti di riferimenti.
Tutto ciò complica enormemente la visione, anche se il fascino
estetico della pellicola riesce a sopperire alla lentezza e alla
difficoltà della narrazione.
Lars Von Trier nel 1984: l'abituale attenzione per i particolari
è ancora priva di una poetica definita che rivela una dipendenza
forse eccessiva dalle influenze formali degli autori che più
ammirava.
Rimane in ogni caso assolutamente impressionante la capacità
stilistica e realizzativa.
Bowman
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