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EFFETTO NOTTE
(Fra 1973)
di F. Truffaut

Il cinema svelato di Francois Truffaut, un omaggio alla genesi creativa che porta alla realizzazione di un film: sin dall'inizio, con il piano sequenza che svela quello che dovrebbe essere il finale (programmato dalla sceneggiatura) di Effetto notte.
La voce del regista. oltre che il suo corpo, rivelati durante la direzione, una riflessione sul ruolo che non lascia spazio all'immaginazione: psicologo, manager, sceneggiatore, ma soprattutto l'uomo obbligato a fornire risposte ad ogni possibile domanda.
E' lui il terminale di tutti gli sforzi dell'apparato di produzione, l'unico che comprensibilmente si dibatte tra la realtà della realizzazione della sua opera e gli stimoli (e allo stesso tempo i dubbi) del suo lavoro.
Truffaut e il piano di lavorazione, di sole sette settimane, i mille imprevisti (accadrà ovviamente di tutto) e la gestione dei problemi, la capacità di improvvisare che l'ha reso noto e che deve costituire il bagaglio non solo esperienzale di un "direttore".
I rapporti con gli attori in primo piano, per raccontare come si costruisce un film, come muta l'idea alla base di un progetto: prima la miglior realizzazione possibile, poi ciò che diventa necessario è solo la realizzazione.
Effetto notte si modella sulle vicende pseudo reali dei suoi protagonisti, sull'impossibilità della perfezione a lungo perseguita e successivamente abbandonata, sino ovviamente alla prossima creazione.
I sogni dovrebbero svanire di fronte all'ostentato pragmatismo della troupe e invece si ricompongono sino a rinascere nelle relazioni umane di chi effettivamente "vive per il cinema": non solo partecipare, ma respirare sino ad annegare ed essere completamente sopraffatti dalla finzione, dal ruolo interpretato davanti all'occhio della macchina da presa.
Movimenti fluidi che lasciano interdetti, lo sguardo dello spettatore alla ricerca del significato dell'azione viene invece indirizzato verso il backstage, la cornice esclusa dall'inquadratura in grado di segnare la differenza tra ciò che il pubblico vedrà e ciò da cui rimarrà per sempre escluso.
In Effetto notte gli incroci tra i protagonisti del film (attori, troupe e regista come un'unica grande famiglia a tempo) ricalcano il racconto, prendono nuove coniugazioni in grado di riscrivere una sceneggiatura già scritta, modellata durante la sua messa in opera dal reale.
Splendida Jaqueline Bissett nel ruolo della protagonista, dolce e altera, spesso confusa dalla sua stessa bellezza in un parallelo con il fascino agonizzante e sul punto di scomparire di Valentina Cortese.
Effetto notte ovvero l'effetto utilizzato per mascherare una scena diurna in una notturna, con l'uso di un semplice filtro sulla macchina da presa: la capacità di manipolare l'immagine e la magia dell'inquadratura in grado di trasformarla in arte.
Omaggi espliciti a Hitchcock, Hawks, Lang, Lubitsch, Godard (e molti altri) prima che Truffaut mostri il suo sogno ricorrente, in bianco e nero: rubare le immagini di Quarto potere, Orson Welles come genio inarrivabile, culmine stilistico e contenutistico con cui misurarsi ad ogni nuova direzione sperando di avvicinarsi sempre più alla meta.
E' il fuoricampo il protagonista assoluto del film, una rivelazione anticlassica che vorrebbe restituire un'immagine sofferente e faticosa del cinema, spogliato di ogni significato al di là del tecnicismo e dei consueti impasse che portano al prodotto finito: quello che traspare non è meno affascinante di quanto normalmente si vede sullo schermo, la narrazione sulla genesi dell'opera diviene così altrettanto magicamente l'opera stessa.

Bowman