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DUST
(UK D Mac 2001)
di M. Manchevsky con J. Fiennes

Dust è l'ultimo film (ad oggi) di Milko Manchevsky, ma cosa ancora più decisiva per lo spettatore segue a Prima della pioggia, considerato un capolavoro e giustamente premiato da pubblico e critica.
Manchevsky è diventato così uno dei beniamini della cinematografia mondiale ed ora è atteso a confermare (e non solo..) tutte le sue qualità nella direzione e nel racconto.
Dust è innanzitutto ricco, anzi ricchissimo di idee e spunti estetici: forse troppi per una sola opera.
Il risultato è una confusione di fondo generata volutamente dall’intreccio di due storie surreali, che creano un universo parallelo tra la New York contemporanea e la Macedonia d’inizio secolo: sebbene il racconto sia volutamente fantastico e simbolico, pare spesso iperbolico e sovraccarico di significati.
Manchevsky lascia da parte la semplicità per riempire Dust di rapporti violenti, legati dal sangue in senso sia familiare sia di morte. L’allargamento dei confini geografici si sovrappone al necessario allargamento mentale di chi guarda per cercare di comprendere il significato della parabola, che appare troppo semplicistico forse in alcuni punti per essere reale.
La densità di avvenimenti mostrata e le differenti modalità estetiche utilizzate forniscono allo stesso tempo un’immagine spettacolare e virtuosistica coniugata a segmenti intimistici e ad altri ironici: tutto apprezzabile in verità, anche se manca un’unitarietà di fondo che consenta di apprezzare realmente il film e le grandi capacità del suo regista, qui intuibili ma non completamente delineate.

Ciò che pesa e che potrebbe essere la "condanna" di Manchevsky è proprio il ricordo di Prima della pioggia, ormai scivolato nell'idealismo, che cristallizza il suo talento in un' unica magnifica opera.

Bowman