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DANCER IN THE DARK
(USA 2001)
di L. Von Trier con Bjork C. Deneuve

"dancer in the dark" è la mia versione di un film americano. dopotutto la mia america è fatta di tutti i film che ho visto e che sono stati girati in america. è una nazione malata, che deve uccidere i suoi abitanti per mantenere i suoi standard morali.
lars von trier.

"dancer in the dark" visto attraverso uno speciale su von trier e i suoi "100 occhi" ovvero il centinaio di telecamere che ha usato per dare maggiore libertà espressiva ad attori e ballerini. ma il documentario andava ben oltre. mostra un von trier preoccupato per la realizzazione del film, scherzoso con i suoi collaboratori e incoraggiatore dell'improvvisazione personale (questo proprio non l'avrei mai detto). dice che gli piace dirigere le donne e che il suo problema è che nella vita loro esercitano un forte potere che lui è in grado di contrastare solo sul set.e poi che ogni attrice di un suo film viene da lui identificata come sua madre.. dopo circa mezzora (la metà del documentario) si intuisce che il rapporto poteva essere idilliaco con tutti ma non con bjork. lui ha visto un suo video mentre scriveva la sceneggiatura, ha apprezzato il suo talento e carisma e l'ha convocata per il film. dice lui stesso di averle chiesto molto e nell'unica scena in cui è mostrato mentre la dirige si capisce il perchè: lei sta sparando al vicino di casa ed è in lacrime, perfettamente dentro il personaggio, lui da dietro la macchina da presa la incita a mantenere il livello drammatico, a non sparare subito, a guardare la vittima. lei non lo fa, o non ci riesce, o non lo sente presa com'è dalla "recitazione". ma von trier continua, continua, continua...
così bjork molla tutto a 3/4 del film dopo aver tagliuzzato il suo vestito di scena che non le è mai piaciuto. il cast e lo staff rimane attonito alla notizia, von trier è seriamente convinto di terminare il film ma non sa come senza la protagonista, dice che ha l'1% di possibilità di scegliere la cosa giusta.
non c'è nè bisogno però, visto che bjork ritorna e conclude il film.
ho sempre identificato von trier come un alieno un po' stronzo, non pensavo avesse grande umanità, anzi. invece il reale terrore, la difficoltà di risolvere una situazione, il vedere il suo progetto vicino all'andare in fumo sono apparsi nei suoi occhi (occhietti piccoli e furbi) e l'hanno umanizzato.
inoltre non pensavo che girasse materialmente in prima persona. telecamere a spalla o steady-cam dice di sentirsi in quel modo più vicino agli attori, di poterli consigliare meglio e intuire e sviluppare meglio le possibilità. probabilmente avverte maggiore controllo.
molto interessante le parti di montaggio, seppur brevi, con 9 camere piazzate a riprendere e poi la possibilità di vedere la scelta del regista.
l'altra cosa divertente è che in un film sull'america e recitato in inglese il regista sia danese, l'attrice principale islandese e la prima non protagonista francese....
poco prima ho visto un breve making of de "la tigre e il dragone". la differenza forse sta tutta lì. gli americani per la loro produzione asiatica hanno realizzato un documentario che dire promozionale è poco, dove vengono incensati tutti gli attori, il regista, i coreografi ecc. ma le riprese e i motivi del film vengono lasciati in disparte. viene mandato addirittura il primo trailer con i complimenti per la campagna di marketing della casa produttrice. per "dancer in the dark" tutto più semplice, anche + brutto perchè von trier non è certo un bel vedere su un campo da tennis in boxer e calzini mentre cerca chissà quale ispirazione.
"la tigre e il dragone" ha vinto l'oscar..."dancer in the dark" e bjork la palma d'oro a cannes. dove finalmente von trier e la bimba islandese erano sorridenti fianco a fianco.. un anno prima il regista diceva che aveva sbagliato a fare quel film perchè la spirale di dolore che si era innescata si era impradonita di tutti i presenti, che lui aveva spinto troppo.



Bowman