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IL COLTELLO NELL'ACQUA
(Pol 1962)
di R. Polanski

A prima vista la sceneggiatura su cui si muove Polanski è nota: una sorta di triangolo amoroso, in cui la rivalità virile la fa da padrona e cerca di accendere e trovare consenso nella sensibilità femminile.
Il protagonista e la moglie, parecchio benestanti per un paese dell'est, stanno per trascorrere una giornata in barca quando raccolgono dalla strada un autostoppista.
Il rapporto tra l'uomo adulto e il giovane è da subito conflittuale e basato sulla volontà di affermare la propria superiorità, sia fisica sia morale. In questo gioco entrambi risultano sconfitti: scivolano continuamente in episodi bambineschi, rivaleggiando come due scolaretti alle prime armi.
Lo sguardo della moglie è annoiato ma intrigato dal giovane.
Lo sviluppo della vicenda sale continuamente di tono sino alla simulazione della morte dell'autostoppista, che fingendo sia fa credere affogato nelle acque lacustri. La disperazione del marito che l'aveva gettato in acqua al culmine dell'ennesimo litigio mostra tutta la sua fragilità e fa crollare il muro di sprezzante eroismo di cui si era circondato sino ad allora.
La giovane moglie triste e sorpresa litiga con lui che parte a nuoto, verso la riva. Il ritorno del giovane crea inizialmente malumore in lei, che poi si scioglie nella passione a lungo covata. Salvo poi tornare dopo l'avventura dal marito, ancora scosso, che si crede un omicida.
Il commento delle riprese di Polanski è straordinario: muovendosi in un territorio limitato come una piccola barca compie spesso virtuosismi. Le inquadrature svelano i lati psicologici e i punti di vista dei singoli molto più dei loro comportamenti.
Il film giocato sul clima di fiducia e conflittualità tra personalità caratterialmente simili mette in risalto soprattutto l'incertezza della realtà, demolendo le certezze della coppia, costruite sulle consuetudini.

Bowman