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COFFEE AND CIGARETTES
(USA 2003)
di J. Jarmusch

Undici scene differenti per raccontare, con pochissimi cambi d'inquadrature, l'insana dipendenza umana da caffè e sigarette, rigorosamente in quest'ordine.
Jarmusch rispolvera per l'occasione il suo miglior bianco e nero, lo stesso che sembrava fuori dal tempo e fuori dal mondo in Daunbailò: nella colorata esplosione a base di plastica degli anni '80, il suo film si presentava come "alternativo" sin dalla superficie.
Oggi lo ripropone in Coffee and Cigarettes, anche perché quest'ultimo film, che assomiglia moltissimo ad un divertito esercizio di stile, nasce proprio da una costola di Daunbailò: l'episodio di apertura è stato girato nel 1986 come cortometraggio durante le riprese del film con Don Lurie, Tom Waits e Roberto Benigni, con quest'ultimo come protagonista al fianco di Steven Wright.
La serie di episodi di Cofee and cigarettes non è comunque terminata, anzi: Jarmush ne ha in programma la continuazione, che prevede sempre come protagonisti attori e musicisti che il regista conosce e ammira.
Possiamo così imbatterci in Steve Buscemi, Iggy Pop e Tom Waits, Jack e Meg degli White Stripes, GZA e RZA (dai Wu Tang Clan) alle prese con Bill Murray, Cate Blanchett contro sé stessa…
Al gioco del riconoscimento per ognuna delle brevi scene si sovrappone così il piacere di vedere Jarmusch alle prese con dei veloci ritratti, in cui le personalità sono abbozzate quanto basta per essere comprensibili e servire da gioco per la narrazione, volutamente spezzettata e con unico filo conduttore l'uso/abuso di caffè e sigarette.
Potrebbe (e in parte lo è) essere un film "politico", per riaffermare delle libertà di sceltà più volte dimenticate, per non dire ignorate, dal grande pubblico americano: lo stesso Jarmush non beve caffè e fuma pochissime sigarette, ha rinunciato alla carne e alle droghe, ad eccezione della marijuana.
Vedere Iggy Pop accendere una sigaretta dopo un sorso di caffè e soprattutto dopo anni di astinenza, sotto il consiglio di Tom Waits (convinto che una volta smesso, se ne possa sempre fumare una senza rischi), sovrappone la realtà alla finzione cinematografica: l'espressione soddisfatta dellla rockstar dopo la prima boccata è uno dei più riusciti spot pro-fumo mai realizzati…
Ma Jarmush non considera solo i lati positivi, cerca invece di mostrare le differenti sfaccettature del fenomeno: si definisce parte di una generazione cresciuta a caffè e sigarette (invece che a caffè e torta di mele), non ha paura di parlare degli effetti negativi del fumo, anche se ormai i fumatori sono costretti a nascondersi per non essere sanzionati.
Non ci sono giudizi in Coffe and cigarettes, solo una divertente panoramica su vizi, vizietti e pensieri a proposito delle due droghe più vendute e consumate in tutto il mondo, in un film forzatamente giocato sui dialoghi e sui relativi silenzi, con boccate e sorsi a dare il ritmo di ogni scena.
Un album per immagini, come l'ha definito Tom Waits durante la fase di montaggio, che lascia allo spettatore alcune istantanee degne di essere ricordate: le inquadrature dall'alto delle tazze di caffè e la tovaglia a quadretti, il carrettino rosso di Jack White, il delirio incontrollabile di Bill Murray disperato al punto di seguire i consigli allucinati di GZA e RZA, la bellezza e l'eleganza di Cate Blanchett di fronte all'acidità e alla durezza della cugina (interpretata dalla stessa Cate), le parolacce implacabili di Vinny Vella, Benigni che ringrazia per un improvviso appuntamento dal dentista e i diverbi da rockstar tra un ingenuo Iggy Pop e un infido Tom Waits.
Peccato per il doppiaggio, aborrito ovviamente anche da Jarmush, che fa perdere quasi completamente il senso originale dei dialoghi: "In Italia dovrebbero uscire anche copie sottotitolate, è una questione di civiltà…" Questione, neanche a dirlo, completamente ignorata.
Coffe and cigarettes è tutto qui, nei suoi interpreti e nelle idee del suo regista, un uomo che commosso dedica il suo ultimo lavoro all'idolo e amico Joe Strummer, indimenticato leader dei Clash, scomparso l'anno scorso per un improvviso attacco cardiaco.
Troppo presto, sottolinea Jarmusch. Come dargli torto?

Bowman