|
visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
LE CATENE DELLA COLPA
(USA 1947)
di J. Tourneur con R. Mitchum K. Douglas J. Greer
Robert Mitchum esordì poco più
che adolescente nel 1943 ne La commedia umana, un racconto bellico
realizzato per sostenere l'animo delle truppe e della nazione, con
protagonista Mickey Rooney. Poi sempre nello stesso anno fu ancora
l'esercito a proporlo come esempio per la marina in un altro prodotto
militare, Gung Ho.
Nel 1944 un soggetto di Dalton Trumbo lo vide ancor più in
primo piano: i bombardamenti sul Giappone vennero ricreati ad arte
in Missione segreta (Thirty seconds over Tokyo con Spencer Tracy)
e Mitchum si rese definitivamente noto ai produttori delle majors.
Pochi mesi dopo ottenne uno dei ruoli
principali per un giallo a basso costo (Notte d'angoscia di William
Castle, al fianco di Kim Hunter) dando vita ad un personaggio ambiguo,
sospeso tra bene e male, il primo esempio di antieroe di una galleria
che diventerà infinita.
Nel 1945 arrivò la prima nomination all'Oscar, per il ruolo
di comandante di reparto ne I forzati della gloria di W. A. Wellman,
pellicola tratta dalle memorie di Ernie Pyle, un giornalista che
sbarcò al fianco della cavalleria americana in Italia durante
la Liberazione.
L'anno seguente vestì i panni di un reduce nell'amaro Anime
ferite di Edward Dmytryk, per poi esser scelto da Minnelli per un
suo tipico melodramma, il non indimenticabile Tragico segreto al
fianco di Kathrine Hepburn: maggiori soddisfazioni arrivarono da
un interessante noir psicologico della RKO di Howard Hughes, Il
segreto del medaglione di John Brahm.
La consacrazione definitiva avvenne nel 1947 con la realizzazione
di ben tre pellicole: l'alienante dramma postbellico Odio implacabile
(ancora con Dmytryk e con accanto Robert Ryan), il western denso
d'angoscia e di rimandi onirici Notte senza fine diretto da Raoul
Walsh ed infine il primo ruolo da protagonista assoluto nel noir
di Jacques Tourneur, Le catene della colpa.
Tourneur aveva raggiunto la celebrità quattro anni prima
con Il bacio della pantera, Ho camminato con uno Zombi e L'uomo
leopardo (tutti realizzati nel 1943), ottenendo un successo insperato
grazie alla propria indiscutibile abilità nel creare momenti
di suspense, vero valore aggiunto in film in cui gli intrecci narrativi
appaiono deficitari, anche per colpa di sceneggiature già
in partenza povere di risvolti psicologici.
Le catene della colpa gli permetteranno di misurarsi con un racconto
di maggiore complessità, ambientato tra la profonda provincia
americana, il Messico e S. Francisco.
Mitchum interpreta un ex detective deciso a ricominciare la propria
vita come meccanico in un piccolo paese del grande centro degli
Stati Uniti: il passato si ripropone sotto forma di un gangster
che gli ricorda i debiti non saldati con un boss di New York (un
ineffabile e sardonico Kirk Douglas) che l'aveva incaricato di ritrovare
una donna (Jane Greer) che dopo averlo amato, scappò con
quarantamila dollari di sua proprietà senza dimenticare di
ferirlo con un colpo di pistola.
La Greer è l'ennesimo archetipo di dark lady, donna fatale
senza alcuno scrupolo attorno a cui ruotano tutti gli uomini della
vicenda. Lo stesso Mitchum viene irretito dal suo fascino ad Acapulco
ed impiega l'intera durata della pellicola a comprendere chi ha
realmente di fronte.
Le catene della colpa segue dichiaratamente le regole classiche
ed intricate del filone nero hollywoodiano ed ha nei suoi protagonisti
e nell'ambientazione (in particolar modo le immagini notturne di
S. Francisco) il suo maggiore punto di forza.
Raccontato per metà in flashback da Mitchum alla propria
nuova, giovane ed innocente fidanzata (Rhonda Fleming) la pellicola
si trasforma nella seconda parte in un thriller in cui l'azione
si amalgama perfettamente alla rappresentazione della sudditanza
psicologica di ogni rappresentate di sesso maschile nei confronti
di Jane Greer.
Robert Mitchum non riuscirà a staccarsi da lei, volente o
nolente, sino alla propria morte. E' l'ineluttabilità del
destino e l'angosciante dibattersi di un uomo deciso a cambiare
a vita, ma impossibilitato a farlo da elementi esterni dirompenti,
a costituire l'attrattativa maggiore di un ruolo destinato a ripetersi
con diverse sfaccettature in numerose altre interpretazioni dell'attore
statunitense, contraltare amato ed ugualmente odiato dalle donne
più belle del cinema americano degli anni '50 (Ava Gardner,
Jane Russell, Jean Simmons).
La strada verso la definitiva maturità artistica, iniziata
come detto nel noir di Tourneur, proseguirà poi in Sangue
sulla luna (1948) di Robert Wise, Il tesoro di Vera Cruz (1949)
di Don Siegel, La gang (1950) di John Cromwell e Seduzione mortale
(1952) di Otto Preminger (che lo dirigerà anche nel suo unico
western, La magnifica preda, due anni dopo in compagnia di Marylin
Monroe).
La sua recitazione divenne sempre più consapevole sino a
trasformarlo in una vera e propria icona: un uomo disilluso, spesso
senza via d'uscita, costretto a lottare per sopravvivere in una
realtà che in ogni caso lo condannerà.
In particolar modo le pellicole di Cromwell e Preminger restituiscono
un'immagine di Mitchum che rimarrà intatta per tutta la sua
carriera. Personaggi dotati di una personalissima ed inattaccabile
integrità morale, incapaci di abbandonare la partita anche
quando questa non conta più nulla ed anzi può portarli
direttamente alla fine.
Tesi ribadita con ancor più forza nel western sul mondo del
rodeo diretto da Nicholas Ray, Il temerario, che rimarrà
a lungo il suo ritratto cinematografico più fedele.
Mitchum si dimostrerà poi sempre più affascinato dal
lato oscuro della vita: quando nel 1955 il collega Charles Laughton
lo condurrà per mano nel mito, con La morte corre sul fiume
(l'unico film che l'attore inglese firmerà come regista),
la sua indimenticabile performance nel ruolo di un falso pastore
protestante, psicopatico e assassino, segnerà il primo ineguagliabile
vertice della sua esperienza d'attore.
Bowman
|
|