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IL CAIMANO
(Ita 2006)
di N. Moretti con S. Orlando M. Buy J. Trinca N. Moretti

Scrivere del caimano oppure scrivere de Il Caimano?
Un dilemma simile se lo sarà posto anche Nanni Moretti una volta iniziate le riprese. O addirittura in sede di sceneggiatura. In Italia da un quinquennio circa si parla moltissimo del presidente del consiglio, nel bene e nel male.
Il silenzio più profondo in un dibattito che è uscito dalle sale del parlamento per giungere in strada arriva dal cinema, che preferisce guardarsi indietro, recuperare storie dimenticate, puntare alla pacificazione o agire riproponendo schematismi da romanzo storico.
Con Il Caimano il clima delle recensioni cinematografiche è ridiventato politico dopo una ventina d'anni di sommesse rivendicazioni sociali.
Gli esercizi di stile sulla democrazia americana alimentati dal fuoco di fila di Micheal Moore sono stati presto dimenticati quando il regista italiano più acclamato (l'ultima Palma d'Oro tricolore a Cannes porta la sua firma…) ha annunciato di aver in programma un film su Berlusconi.
In quell'esatto momento metà paese si è schierata contro Moretti.
L'altra metà si è divisa, permettendosi strade critiche differenti, come d'abitudine.
Personalmente ho riflettuto molto anche sulla possibilità di tacere rispetto a Il Caimano.
Ho deciso di scriverne per un semplice motivo: lo stesso che ha portato Moretti a impegnarsi in un questo progetto.
In cinque anni in Italia nessuno ha voluto fare una pellicola sul caso più assurdo di assembramento di poteri, processi e denaro della storia della nostra Repubblica. Nessuno.

Parlare del caimano è un affare complesso. Sono necessari livelli differenti, gli stessi che il caimano usa per relazionarsi al suo popolo. Uno reale, diretto, personale. La vita di tutti i giorni.
Quello che Silvio Orlando, Margherita Buy e Jasmine Trinca cercano di vivere tra separazioni, amori saffici, adozioni, figli. A questo si sovrappone il filone progettuale-lavorativo. Nella beneamata società contemporanea assomiglia molto spesso al senso da dare alla propria vita. Orlando ex di regista di b-movies ora produttore senza fondi ormai cerca l'amore familiare: un successo al botteghino gli darebbe solo più fiducia, ma la realtà di uomo abbandonato rimarrebbe.
La Buy era la sua attrice oltre che sua moglie. Lui non riesce a riconquistarla. Lei si dedica anima e corpo ai figli e al coro che l'ha fatta rinascere.
Jasmine è una giovane regista, lesbica e con un bambino. Ha scritto una sceneggiatura che parla di di potere, processi e denaro. L'ha fatta avere a Orlando che nonostante le visioni oniriche non riesce a capire di cosa parli, preso com'è dalle proprie crisi di uomo, marito, padre.
I sogni che si manifestano a Orlando sono un'altra parte della strategia del caimano. La ricchezza improvvisa e la sua amministrazione, la discesa in campo per salvare il paese dai comunisti e la libertà dei cittadini in pericolo.
Tutto questo nello script di Jasmine, ma anche nel nostro passato.
Il volto scelto per il caimano è quello di Moretti. Rifiuta, è impegnato in una "commedia", non ci vuol pensare (come buona parte della "sinistra" cinematografica in questi anni). Tocca così a Michele Placido, che s'impegna per apparire grezzo, volgare, "piacione". Vorrebbe smussare gli angoli, ha paura del personaggio che deve interpretare, pensa alle sfaccettature. Alla fine rifiuta, per denaro e per timore di vedere la propria carriera finita. Meglio un film in costume…Il Caimano sembra crollare su sé stesso, accartocciarsi sull'impossibilità di essere girato.

Le immagini di Berlusconi da Strasburgo, la sua ironia padronale, l'arroganza di una vita al di sopra di tutto e tutti per diritto acquisito. La sempiterna necessità di ricordare agli altri di essere suoi dipendenti, l'incapacità di accettare critiche pubblicamente.
E' questo forse, uno dei momenti più duri del film. Proprio perché la confezione cinematografica sparisce e rivela ancora una volta come ogni costruzione da operetta sul personaggio Berlusconi svanisca di fronte ai fatti. E' tutto vero, purtroppo e a volte è anche peggio di come lo si immagina. Un demagogo convinto di essere scelto dall'Altissimo per difendere Patria e Chiesa, eroe mediatico impegnato nella salvaguardia dei valori cristiani e della famiglia.
Moretti lo racconta ricorrendo ad un'iperbole, creando un parallelo infinito tra immagine percepita, reale e possibile del premier.
La necessità di un punto di vista multiplo è ribadita dalle ultime sequenze, in cui Nanni veste finalmente i panni del leader della casa della libertà di fronte ai magistrati che ne decidono la condanna.
Fermo e deciso, invita "il popolo" ad agire contro la magistratura.
Esagerazione? Difficile dirlo, visto che ne Il Caimano ogni battuta del suo protagonista è ricalcata sulle vere frasi dell'ex presidente del consiglio. In particolare l'ultima dedicata ai giudici è stata pronunciata un paio d'anni fa esattamente come è stata riportata.
Il finale con la dichiarata atmosfera alla Hitchcock è il miglior momento della pellicola per qualità visiva, musicale e di sintesi. L'iperbole si chiude con il caimano che se ne va scuro in volto mentre il Palazzo di Giustizia è dato alla fiamme, secondo sua volontà.
Termina così una visione che ben poco aggiunge al Moretti che già conosciamo, pregi e difetti compresi, i soliti da Io sono un autarchico ad oggi. Inquadrature che fanno di tutto per non essere "cinematografiche", povere esteticamente e apparentemente senza cura. Sceneggiatura balbettante, con momenti di coinvolgimento ed altri di assoluta apatia. Discontinuità narrativa che solitamente veniva equilibrata dalla verve dello stesso Moretti, in questo caso presente per troppo poco tempo sullo schermo (al contrario di altri episodi in cui la sua presenza era sin troppo ingombrante...).
Il Caimano ribadisce la priorità della famiglia, dell'affetto, dell'amore su tutto, politica compresa.
Questo forse è l'aspetto più sorprendente (se non si conosce l'autore...) di un'opera che non impressiona per quanto "preannuncia" il suo titolo.
La libertà di Moretti è quella di dire qual è il rischio che vede correre alla società italiana. Nel 1972 Petri e Rosi vinsero ex aequo a Cannes con La classe operaia va in paradiso e Il caso Mattei.
Oggi un film di critica sociale e politica è impossibile. Dev'essere bilanciato, politically correct anche se girato da un professionista ideologicamente schierato, addirittura comunista.
Altrimenti, piuttosto che esprimere un'opinione, meglio il silenzio.
Il dramma è nella povertà culturale ed intellettuale della nostra contemporaneità, non in quello che dice o non dice Moretti di fronte ad un "fenomeno" spesso in grado di commentarsi da solo.

Anche se...
E' evidente come il "fenomeno" non si commenti da solo.
Ancora una volta ho pensato che non ci fosse bisogno di costruire una sceneggiatura attorno alla figura del caimano.
Moretti l'ha fatto in modo limitato, per raggiungere una forma cinematografica che non dimenticasse le sue prerogative e che soprattutto avesse un impianto reale (volontà sintetizzata dal ruolo di Orlando, alle prese con vicissitudini familiari e di produzione).
La figura del caimano è al più arricchita con spunti onirici "esplicativi" che svaniscono via via sino alla conclusione in cui si verificano le derive antidemocratiche più volte preannunciate dall'ex presidente del consiglio.
Quasi a ribadire che Il Caimano era già stato girato. Da chi?
Dal caimano in persona all'inizio della sua avventura, tanto per aumentare di credibilità, fama e familiarità con il possibile elettore. Una vita meravigliosa per aiutare il paese irradiata sulle reti televisive di un'intera nazione.
Dopo che il trucco è stato svelato, che il film nel film parla di un altro film a cui stiamo assistendo dal 1994, la necessità è divenuta un'altra. Potersi permettere di non parlarne più.

Bowman