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visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
BIG FISH
(USA 2004)
di T. Burton con E. McGregor
In Big fish nulla è ciò che sembra: a partire
dalla locandina dove il verde prato e l'azzurro cielo s'incontrano
nelle lettere vagamente gotiche del titolo. Potrebbe trarre in inganno
anche il sottotitolo italiano e cioè "Le storie di una
vita incredibile", un rimando che diventa chiaro solo al termine
del film.
Certo si parla di racconti che solo una mente fantasiosa può
creare e dei problemi che una personalità di questo tipo
può causare, soprattutto nei rapporti con i propri famigliari:
il rischio sempre presente è quello di essere considerato
poco più che un estraneo immerso nel proprio singolare mondo.
La pensa esattamente in questo modo il figlio di Ed Bloom, il grande
affabulatore di cui parla il titolo. Comprensibile la stanchezza
del ragazzo nel sentire invariabilmente raccontare le medesime avventure
da parte del padre ogni qual volta se ne presenti l'occasione, comprensibile
anche l'imbarazzo che ne può scaturire quando con il passare
degli anni ogni racconto diviene sempre più irreale per un
cervello che tenta di operare in modo razionale.
La chiave di Big fish è nel rapporto padre-figlio, nella
capacità del genitore di comunicare con il suo unico discendente
ancora non in grado di comprendere la lingua delle favole, che Bloom
continua ad utilizzare. Non avrebbero dovuto parlarsi più,
invece la sopravvenuta malattia del vecchio narratore li "costringe"
a dei nuovi incontri.
Da questo momento la contaminazione tra realtà ed eventi
fantastici comincia a prendere corpo, anche grazie al genio cinematografico
di Tim Burton, che per non appesantire il racconto e renderlo continuamente
interessante, decide per una narrazione a più voci con un
unico ineffabile protagonista: ovviamente Ed Bloom, interpretato
negli anni della giovinezza e della maturità da Ewan McGregor.
Proprio l'accoppiata regista/prim'attore regala i momenti esteticamente
migliori dell'intera pellicola: i viaggi fantastici del protagonista
e i suoi incontri che danzano tra horror e commedia sono la linfa
vitale di Big fish. Incontriamo così una strega nel cui occhio
di vetro è possibile vedere la morte, un gigante buono, un
direttore di circo licantropo, due sorelle siamesi cinesi attaccate
per la vita, un paese che appare come il paradiso in terra
Mentre la salute di Ed Bloom peggiora, Burton mostra allo spettatore
gli avvenimenti che hanno permeato la sua "vita incredibile"
districandosi in diverse epoche e periodi storici, fondendo la commedia
rosa (come il matrimonio con la splendida Jessica Lange) e il dramma
sociale, il road movie e la propaganda bellica: il tono che il regista
utilizza è sempre distaccato ed ironico, nella riproposizione
di stereotipi cinematografici che sono divenuti simboli dei periodi
storici in cui la vicenda è ambientata.
I sogni e le avventure che Tim Burton racconta si snodano perciò
attraverso i miti dell'immaginario horror (i già citati giganti
e licantropi) e quelli contemporanei presenti nell'immaginario creato
dal mezzo cinematografico (la promessa dell'amore eterno e la patria
da servire, la capacità imprenditoriale e il successo sportivo
tutti ovviamente e ironicamente declinati all'americana).
Quando Ed Bloom incontra l'amore per la prima volta, tutto si ferma:
il circo e i suoi spettatori rimangono bloccati nel mezzo dell'azione,
mentre lui solo si muove verso l'amata scostando pop corn rimasti
a mezz'aria. Poi altrettanto genialmente il tempo compie tutto a
doppia velocità per ritornare in pari
Ormai convinti che la sin troppo pragmatica visione offerta dal
giovane Bloom sia più reale di quella raccontata dal padre
possiamo godere della presenza di Danny De Vito (il boss circense),
Helena Bonham Carter (bambina innamorata e ragazza innamorata immortalata
come strega) e Steve Buscemi (grande poeta, poi rapinatore e broker,
ma non è forse la stessa cosa?).
Qualcosa però si insinua lentamente nelle pieghe del racconto:
perché non credere al vecchio Bloom?
Anche il figlio rincorrendo le persone citate nelle favole vissute
dal padre comincia a comprendere: la realtà che gli è
stata raccontata non differisce così tanto da quella vissuta.
Senza ancora questa certezza realizza il desiderio del padre raccontandogli
la sua fine: un funerale con tutti gli eroi delle sue avventure
presenti, felici di rivederlo anche se per l'ultima volta, prima
che venga abbandonato nel fiume e ridiventi un grosso pesce. Ed
Bloom può morire con un sorriso, adesso.
Il vero, successivo, funerale è l'atteso
colpo di teatro: l'illusione si abbandona alla realtà e scopre
che tutto è possibile.
Le persone che Bloom ha incontrato sono state arricchite, colorate,
reinventate, ma sono esistite ed ora sono tutte presenti: la musica
copre le loro parole, ma i loro gesti sono chiari. Stanno raccontando
le avventure che hanno vissuto con Ed.
Bowman
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