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BANDE A' PART
(Fra 1964)
di J.L. Godard con A. Karina

bande à part contiene tutti gli archetipi della nouvelle vague a partire dal "genere" d'appartenenza: un noir inizialmente scanzonato e poi tragico, girato nella periferia parigina con l'ironico grande riferimento americano sempre presente sull'ipotetico sfondo.
la trama si sviluppa intorno a due ragazzi che coinvolgono la splendida anna karina nell'ideazione e nella messa in atto di una rapina a scapito della sua ricca padrona di casa e del suo misterioso convivente: il ritmo è vorticoso, la voce fuori campo è obbligata a rincorrere l'attenzione dello spettatore, spesso fuorviata dalle intuizioni estetiche del regista.
l'eccezionalità della rappresentazione si materializza quando godard slegandosi dalla narrazione decide di sorprendere e distrarre chi guarda dalla tensione per l'avvicinarsi dell'ora decisa per il furto.
assistiamo così a quasi un minuto di silenzio in un bar ("un minuto di silenzio può durare un'eternità, se ben fatto" si sente dire) con stacco completo dell'intero audio comprese voci e rumori fuoricampo, al conseguente e liberatorio ballo in cui tutto sembra scomparire e annullarsi nella gestualità e nei movimenti dei protagonisti e alla corsa a perdifiato per il louvre, nel tentativo riuscito di stabilire il nuovo record di velocità di permanenza nelle sale del museo (9 minuti e 43 secondi, 2 secondi meno del precedente appartenente ad un americano).
più di un'ora e trenta minuti di divertimento ispirato e giocoso, in cui ogni situazione pare il paradosso della precedente: ad esempio la protagonista dopo essere apparsa docile ed indifesa, prende senza nemmeno domandarlo della carne dal frigorifero della padrona e dà da mangiare ad una tigre (!!!) oppure la stessa simulazione di morte della stessa ricca signora, l'interminabile serie di spari finali, la fuga disperata, ma felice in sudamerica.

Bowman