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visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
L'AVVENTURA
(Ita 1960)
di M. Antonioni con M. Vitti
"I personaggi del film vivono un'avventura
emozionale che implica la morte e la nascita di un amore, un'avventura
psicologica e morale che li porta ad agire contravvenendo alle critiche
prestabilite e ai criteri di un mondo divenuto desueto"
Michelangelo Antonioni, 1959.
L'avventura è un film spiazzante in cui Antonioni realizza
il passaggio dalle poetiche del cinema neorealista a quello che
diverrà il suo Cinema.
Innestato su un racconto realistico il
film esplora il legame tra due persone sofferenti per la scomparsa
di una terza che trovano l'amore nel reciproco dolore, da cui sono
incapaci di liberarsi.
Uno spettro non solo sentimentale, ma anche figlio del conformismo
della media borghesia a cui appartengono e a cui non sanno sottrarsi,
privati alla nascita della possibilità di un libero pensiero
che qui si traduce in un estetizzante libertà d'amare.
Colmo d'angoscia nella prima parte (quella della scomparsa su un
isola praticamente disabitata) il film accelera lasciando senza
fiato nel finale dolce e tragico, inaspettato e sulla soglia della
pazzia. L'impossibilità di un legame affettivo nato da una
perdita e l'incomprensibile insoddisfazione delle nuove generazioni
(già mostrata ne I vinti qualche anno prima) sono le caratteristiche
che il regista porta sullo schermo per indagare psicologicamente
i suoi personaggi.
A partire da L'avventura Antonioni utilizza al meglio l'estetica
compositiva, esaltando il rapporto tra i personaggi e l'ambiente,
rendendo i primi conseguenti o per lo meno in perenne dialogo con
il secondo.
L'uso degli stilemi del thriller per introdurre la tematica de L'avventura
sono solo un depistaggio, un modo per irretire lo spettatore e renderlo
complice. Purtroppo un pubblico non ancora in grado di leggere la
composizione cinematografica in senso moderno fischiò e criticò
duramente la pellicola alla sua prima, al Festival di Cannes nel
1960. L'avventura vinse poi il Premio speciale della Giuria e fu
sostenuta da una lettura di encomio indirizzata allo stesso Antonioni
il giorno seguente alla proiezione da 37 scrittori ed artisti, tra
cui Roberto Rossellini. In Italia il film fu addirittura impedita
la prima a Milano sotto l'accusa di pornografia (!!!!) con il regista
accusato di oscenità, prosciolto solo tre anni più
tardi.
La rappresentazione di un mondo morale, di un racconto per sentimenti
privo della consueta solidità narrativa era qualcosa di sconvolgente,
d'incomprensibile.
Era semplicemente lo specchio di una realtà mutata, in cui
causa ed effetto non erano più sistematicamente collegate,
ma misteriosamente occultate dietro una compiaciuta immobilità
moralistica, irrigidita ad arte dall'amministrazione del potere
conservatore, pronto ad essere asservito al nascente dominio della
nuova borghesia, in cui era (è) impossibile ritrovarsi.
Bowman
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