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visioni:recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
THE ASSASSINATION
(USA 2004)
di N. Mueller con S. Penn N. Watts
Un americano, nel 1974.
Casa, famiglia, lavoro.
La casa è divenuta quella della sua famiglia.
Dal momento del divorzio ha solo la domenica mattina per visitare
i propri figli e tentare un'impossibile riappacificazione con sua
moglie.
Il lavoro si trasforma rapidamente nel centro della sua vita, nell'ennesima
occasione da non buttare via.
Sembra andare tutto per il meglio, ma con il passare dei giorni
il ruolo da venditore di mobili d'ufficio gli va sempre più
stretto.
Il suo solito cattivo rapporto con la
disciplina, con regole imposte e non spiegate se non con il profitto.
Il silenzio sempre più spietato della propria stanza non
l'aiuta.
Come d'altronde nulla può fare il suo miglior amico, un meccanico
di colore con cui sogna di aprire un'impresa di servizio e sostituzione
pneumatici (le sue speranze s'infrangeranno contro le richieste,
i dubbi e le tempistiche delle società di finanziamento)
Un volto l'accompagna sin dalle prime battute, quello del presidente
Richard Nixon, l'uomo più potente del paese.
Idolatrato dal suo capo come il miglior venditore d'America, per
aver rivinto le elezioni con la medesima promessa di quattro anni
prima: portare via l'esercito dal Vietnam.
Ora il miglior venditore d'America è sotto processo per il
Watergate.
Sam perde speranza e diviene sempre più stanco, deluso.
Per ovviare alle difficoltà del prestito ruba un carico di
gomme dal magazzino del fratello, che solo per pietà non
lo denuncia.
Non riesce ad attribuirsi colpe, preferendo
rigettarle verso il razzismo strisciante (
) della società
in cui vive, verso l'inscalfibilità di un sistema in grado
di tutelare solo i più facoltosi.
La sua prima superficiale consapevolezza passa attraverso l'impossibilità
di avere almeno un pezzo del Sogno che credeva gli spettasse di
diritto come cittadino americano.
Comprende faticosamente la sua appartenenza ad una nazione fondata
sulla menzogna, egli stesso vorrebbe essere diverso, ma non lo è,
non può esserlo.
Inizia a dettare una lunga confessione indirizzata al compositore
Leonard Bernstein.
Parla di sé stesso, dei motivi che l'hanno costretto a cambiare
ed entrare in azione, nel tentativo di distruggere il cuore del
problema, il governo apparentemente democratico degli Stati Uniti,
con un atto risoluto: bruciare la Casa Bianca.
Quando il mondo verrà a conoscenza delle sue intenzioni Sam
sarà già morto.
Al primo ostacolo, in aeroporto, mostrerà tutti i segni della
sua ormai incontrollabile follia.
Per sfuggire al controllo del metal detector ucciderà e un
membro della sicurezza e si vedrà obbligato a dirottare l'aereo
che l'avrebbe dovuto trasportare a Washington, con il materiale
per una bomba incendiaria in valigia.
E' spaventato e nel buio mentale in cui si trova elimina entrambi
i piloti. Si aggira per il velivolo in preda al panico, coperto
di sangue.
Decide di farsi scudo con un ostaggio, ma in un attimo di pietà
lo libera: decisione fatale, i cecchini lo feriscono, prima che
lui stesso punti la pistola contro di sé.
Riecheggiano le sue parole, registrate nella conclusione del messaggio
per Bernstein: un uomo è ciò che fa.
Delle sue azioni ne parleranno, in breve, i telegiornali della sera.
The Assasination svela il piano d'azione
di un uomo reso squilibrato, vittima sacrificale di un sistema che
non può interessarsi a lui, ma di cui egli stesso non può
fare a meno (esemplare la lucidità con cui detta i suoi propositi
di lotta al registratore, una calma requisitoria basata sull'applicazione
dello squisito precetto dell'occhio per occhio, dente per dente).
Nelle sue parole conta più l'insoddisfazione per quanto (non)
ha ricevuto, piuttosto che la volontà di comprendere i motivi
dei suoi ripetuti fallimenti (valutati rispetto ai canoni della
società in cui vive...), enfatizzati da un comportamento
patetico, ai limiti del masochismo.
Il conseguente deperimento fisico e mentale è figlio dell'ossessione
di non poter rispondere con orgoglio ai canoni imposti dall'american
way of life: la sua rabbia si trasforma rapidamente nell'unica ragione
capace di sostenerlo.
La violenza provata su sé stesso acuisce il disagio di una
vita in cui regna la malinconica volontà di affermarsi, di
essere il numero uno in qualcosa (non importa cosa, come dimostra
l'esaltazione post prima vendita): l'opprimente sistema sociale
americano resta sullo sfondo ed appare fugacemente nella moltitudine
delle sue vittime innocenti come un semplice contorno.
La pellicola di Mueller, nonostante l'ennesima prova esaltante di
Sean Penn (meraviglioso il tremante imbarazzo con cui si nasconde
da una guardia, fingendo la lettura di un giornale in aereoporto),
sceglie di non scegliere.
Ispirandosi ad una storia accaduta effettivamente nel 1974 evita
teorie e complicazioni narrative, decidendo di mostrare nella sua
assoluta fragilità il protagonista.
Per questo The Assassination pesa completamente sulle spalle di
Sean Penn: la regia ne scava il volto e ne introduce gli interlocutori
(la ex moglie, l'amico, il datore di lavoro, il presidente), ma
non va oltre. Rimane inebetita ad osservatore
il vuoto attorno a Sam.
Ne rivela le debolezze (il furto) e le ingenuità (la sottoscrizione
alle Black Panthers), rendendolo vittima
e carnefice.
Ma non dice (forse proprio perchè non può farlo) quanto
la reazione violenta di un uomo sia comprensibile perché
frutto di un disagio che lo conduce all'impossibilità di
vivere.
Quanto Richard Nixon ed ogni altro governo passato e futuro abbia
responsabilità dirette nella nostra vita, rendendoci ogni
giorno più impotenti, furiosi, folli nei confronti un sistema
su cui siamo modellati.
Bowman
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