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1997:FUGA DA NEW YORK
(USA 1981)
di J. Carpenter con K. Russell


a metà tra realtà da fumetto e b-movie apocalittico 1997:fuga da new york analizza più in profondità di quanto possa sembrare alcune tematiche fondamentali del cinema e della società contemporanea.
carpenter piazza il suo silente alter ego kurt russell (snake plissken nella versione originale, incomprensibilmente jena in quella italiana) al centro della scena: eroe con una morale propria e un contorno ironico che lo rende immediatamente simpatico al pubblico, un po' meno a chi con lui deve dividere il ruolo di primattore (cinematograficamente parlando tutti sono convinti che lui fosse morto anni prima... e continuano a ribadirlo con suo evidente fastidio).
solo contro tutti insomma: usato e buttato via dal sistema, recuperato giusto un attimo prima di perderlo nelle fognature.
l'avveniristica irrealtà descritta da carpenter prevede l'isola di manhattan trasformata in un immenso carcere a cielo aperto in cui non vige nessuna regola se non quella del più forte: i poliziotti se ne stanno a guardare bene armati dall'altra parte dell'altissimo muro di recinzione.
purtroppo mentre snake arriva alla prigione, l'aereo che stava portando il presidente americano ad un importantissimo vertice con cinesi e russi (l'amata guerra fredda…) viene dirottato da un gruppo di sedicenti terroristi anti imperialisti e fatto schiantare su manhattan… (vi ricorda per caso qualcosa?).
il presidente ovviamente rimane in vita, ma viene sequestrato del nuovo re nero di new york: il capo di tutti i delinquenti presenti, il duca.
snake viene guarda caso incaricato della spedizione (con un veleno a tempo iniettato in corpo) e fatto atterrare sul tetto del world trade center: d'ora in poi carpenter dosa molto bene i colpi di scena e introduce una serie di piccole e gustose caratterizzazioni (dall'ex amico brain al pusillanime taxista).
oltre che il presidente snake dovrà recuperare in tempo (altrimenti morirà) il nastro che egli porta con sé, su cui sono registrate notizie fondamentali per evitare una catastrofica guerra.
il senso dell'opera è profondamente nichilista (il film viene concepito durante il proliferare della cultura punk) e viene esplicitato da una serie di sequenze che pongono l'accento sull'uso prevaricante del potere e sulla completa assenza di umanità da parte di chi governa, sia esso il duca o il presidente della più grande potenza del mondo.
proprio il conflittuale rapporto tra questi due personaggi è la chiave di lettura di 1997:fuga da new york:il duca confinato in un immensa riserva-discarica non vede l'ora di estendere il suo dominio e cercare la libertà, quando entra in possesso del presidente lo considera merce di scambio, lo irride e sbeffeggia usandolo come bersaglio e addobbandolo come una puttana.
nelle ultime sequenza si ripropone uno scontro tra i due, con il presidente ormai in salvo: mentre snake sta per completare la sua personalissima fuga per aver salva la vita, l'uomo più potente del mondo compare dal muro di cinta con il fucile a tracolla e massacra l'ormai inoffensivo duca solo per rivalsa, chiedendogli mentre lo uccide di dire "chi comanda adesso".
l'uguaglianza negativa tra i due soggetti è accentuata dalla completa noncuranza del presidente nei confronti dell'uomo che gli ha salvato la vita: mentre viene truccato per la videoconferenza (in un richiamo alla precedente "prostituzione") tratta snake come un oggetto che non serve più.
è l'ultimo definitivo errore…la videoconferenza inizia e dalla cassetta si sprigiona una inaspettata melodia jazz: snake si allontanana strappando il nastro originale, lasciando il mondo sull'orlo della guerra atomica.
carpenter fonda 1997:fuga da new york su una critica disperata e senza soluzioni sulle possibili sorti mondiali (gli usa ne sono l'archetipo), resa in maniera graffiante e accuratamente nascosta sotto un pesante strato d'ironia. solo oggi ci possiamo rendere conto che la sua visione non è nemmeno così lontana dalla realtà dei fatti. purtroppo.

Bowman