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SUPERFLY

(USA 1972)
di G. Parks Jr. con R. O'Neal

“You always got that superfly shit!” The Priest (un Ron O’Neal dal look indimenticabile) è uno spacciatore in ascesa a New York City: la scalata ha un unico senso, uscire dal giro il prima possibile.
Alla ricerca del colpo che può sistemare una vita, favola irrealizzata da molte pellicole dal semplice, ma efficace soggetto centrato su un futuro di  redenzione o puro godimento. Superfly fu uno dei primi casi in cui  le vendite della colonna sonora  (eccellente e ad opera di Curtis Mayfield) abbiano battuto gli incassi cinematografici: il lavoro in regia di Gordon Parks Jr. (figlio dell’autore di Shaft, simbolo della Blaxpoitation e chiara ispirazione del progetto) è ridotto  al minimo sindacale, paradossalmente al servizio di una soundtrack dilagante, capace di rimettere in carreggiata ogni sbandamento della direzione. Superfly diventa addirittura iconico quando Parks (Jr.) alimenta la febbre 70s per la divisione dello schermo con una sequenza di immagini fisse che riprendono prova, taglio, spaccio e assunzione di cocaina, direttamente dal rivenditore al consumatore. Azzerando la propria non esattamente elevata cifra stilistica, mette a fuoco il ritratto di una figura chiave, addirittura mitica, e da allora sempre più popolare.
“I'm your mamma, I'm your daddy, I'm that nigga in the alley, I'm your doctor, when in need, want some coke, have some weed, you know me, I'm your friend, your main boy, thick and thin, I'm your pusherman I'm your pusherman…”

Bowman