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LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI
(USA 1968)
di G. A. Romero

I morti viventi di Romero, protagonisti di un film epocale, in grado di sancire virtualmente il termine di un pezzo di storia e l'inizio del successivo, dentro il cinema e indipendentemente dal cinema.
La distruzione dell'epopea e del trionfalismo insito nel consumismo lasciata quasi in disparte rispetto all'etica horror, all'appettito insaziabile dei mostri, alle ingiustizie e alle lotte di classe (anche all'interno di una casa bunker sotto assedio), alla violenza e non ultima all'insoddisfazione generazionale di una pellicola fatta di comparse, in cui l'unico sopravvissuto alla catastrofe muore per mano dei suoi (presunti? possibili?) salvatori.
Come ha più volte sottolineato Enrico Ghezzi l'enigma è già contenuto e svelato nel titolo, il morto vivente o il vivente morto poco conta, in una realtà che fa di tutto per addormentare ed inibire i sensi ed in cui la differenza tra il bene e il male diviene sempre più labile. Non si tratta di una guerra tra positività e negatività bensì di una logica perversa che prevede come unica soluzione lo scontro totale (esemplificazione massima: la figlia contro i genitori, il bianco contro il nero, l'uomo contro la donna) e solo successivamente l'inevitabile confronto con il motore della società, il consumatore inappagabile, reso assurdamente ancora più famelico dalla parziale soddisfazione dell'appetito.
I volti dei morti viventi, in primo e primissimo piano, mentre divorano parti umani arrostite dall'esplosione di un piccolo camion: i volti allucinati, lo spettro dell'eroina che colpirà la successiva generazione in cerca di fuga.
Infine superate queste prove non resta altro che l'ultimo decisivo contatto con l'autorità, il potere che tutto suppone di controllare: nessuna domanda, un solo colpo ben al centro della fronte e partita chiusa. Qualcuno dirà che abbiamo vinto, ancora una volta.

Bowman