visioni: recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS

JOY DIVISION
(UK 2007)
di G. Gee

Dell’immersione di Grant Gee nei Joy Division restano soprattutto delle domande: si catalizzano tutte attorno al dolore per la morte di Ian Curtis ed ancora oggi, quasi trent’anni dopo, lo shock nell’affrontare l’argomento è enorme. Una palese dimostrazione arriva delle dichiarazioni dei New Order a metà tra ricordo e recriminazione, soprattutto perchè certi atteggiamenti nobili e radicali a vent’anni perdono molto del loro fascino qualche decennio dopo. Scosse che aumentano ancor più l’impatto emozionale della band, dall’apoteosi elettrica dei primi show alla profondità immateriale di Closer: le voci di Tony Wilson e Peter Saville (il geniale graphic designer della Factory Records che varò l’eccezionale cover di Unknown Pleasures senza aver mai sentito una copia del disco… lo fece dopo e restò a bocca spalancata) a fare da contrappunto ad un’evoluzione d’eventi che ogni intervistato vorrebbe poter cambiare, riscrivere. Il giorno precedente alla partenza per il primo tour americano tutto finì, senza bisogno di ulteriori commenti. Grant Gee s’affanna a intrecciare il triste ed ormai noto racconto della vita di Curtis alla scena di Manchester e al riflusso post punk (un sintomatico passaggio esistenziale che trasformò in un batter di ciglia  un trionfo di “Fuck you” in uno stillicidio di “I’m fucked”…) iniettandolo d’elettricità e disperazione tutta contemporanea. “So bloody contemporary”. Un entità aliena sul palco, un pupazzo in pasto al proprio pubblico, così forte ed allo stesso tempo così fragile.  Martin Hannett l’uomo che produsse i due capolavori in studio della band li definiva come un dono per un produttore. Non avevano indizi per comprendere quanto gli stava accadendo, ma un pugno di pezzi capaci di sopravvivere a tutto quello che li avrebbe succeduti. “And it was really easy… so fucking easy”, Peter Hook non avrebbe potuto essere più chiaro sulle origini della magia che si sprigiona ancora oggi intatta da ogni registrazione dei Joy Division.

Bowman