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visioni: recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO
(USA 1978)
di S. Spielberg con R. Dreyfus F. Truffaut
Spielberg e il rapporto con nuovi mondi, prima che illudesse un
intera generazione con la tenerezza di un extraterrestre costruito
da esperti di marketing e tecnici di laboratorio.
Close encounters (of the third kind) ha l'attore migliore in Francois
Truffaut, una spanna sopra a Richard Dreyfus, ancora più
odioso che in Lo squalo: ancora più americano medio, ancora
così ignorantemente visionario, ancora una volta premiato
dalla grande chance (questa addirittura non è mai capita
in nessuna vita, tra le vite conosciute).
E ancora la classica famigliola da villetta a schiera, con isterie
e paranoie sempre comunque comprensibili ed accessibili a tutti:
vale a dire un'oretta di film tranquillamente trascurabile, vista
l'assenza di una critica intelligente e un sense of humour dei più
banali e meno riusciti, che opera su una sceneggiatura debole soprattutto
nella parte "reale".
Dopo per carità non è che vada molto meglio, ma in
ottica buonista si può pur chiudere un occhio ed accettare
la favolona degli amici alieni che scelgono il Wyoming per manifestarsi
sì, il Wyoming
Il cinema di Spielberg è tutto in due piccoli particolari
che avvengono nelle sequenze precedenti all'arrivo conclusivo degli
alieni: quando la grande astronave sorvola la montagna del diavolo,
sono inquadrate numerose comparse che svolgono il ruolo di tecnici
in camice bianco. Ora il caro Steven ama dirigere queste scene "di
massa" senza effettivi protagonisti (con lo stesso gusto di
un Ejzenstejn cresciuto in un supermarket), solo che si sente obbligato
a far succedere qualcosa per rendere interessanti le panoramiche.
Quindi quando un gigantesco oggetto volante non identificato appare
i tecnici rimangono completamente attoniti, tranne due: uno s'inginocchia,
a testimoniare una possibile volontà spirituale del regista,
proprio mentre l'altro corre violentemente verso una delle toilette
mobili, a testimoniare molto probabilmente il reale valore poetico
dell'inquadratura precedente
Bowman
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