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IL GRANDE SONNO
(USA 1946)
di H. Hawks con H. Bogart L. Bacall

Bogart/Marlowe alle prese con un complicato un intreccio nella downtown di Los Angeles, tra sigarette, alcolici e splendide donne sempre pronte a cadergli tra le braccia (una taxista gli intima di chiamarla quando avrà bisogno di lei: specificando “meglio di notte, perché di giorno lavoro”): Howard Hawks in regia costella la pellicola di inquadrature in cui il fascino (o meglio l’antifascino) di Humphrey riesce a trovare sollievo solo nell’abbagliante Lauren Bacall (successivamente sua sposa.. la regola di Hollywood non tradisce, tanto che il film altrettanto successivamente viene ristampato con più scene dei due). Sin dai titoli di testa, il loro amore è l’unico fatto lampante de Il grande sonno: schermaglie con batture fulminanti seguite da occhiate sempre più languide prima e da una passione travolgente poi.
Il film firmato tra gli altri da William Faulkner si basa su un racconto di Raymond Chandler, l’uomo che inventò una L.A. nera riempiendola di investigatori privati in soprabito e cappello: il detective come catalizzatore delle disavventure umane, disperso in una sequenza di eventi spesso incomprensibile. Il thriller o supposto tale scompare nei risvolti psicologici dei protagonisti sino ad esserne accessorio: la chiave di lettura di Hawks è tanto funzionale ai suoi interpreti quanto ad una trasposizione cinematografica imperniata su continui colpi di scena in grado di assestare in corso d'opera il motivo guida del film.
E se il fato decise che fosse Bogart ad impersonare Marlowe, tanto meglio. Anche se si grattava l’orecchio destro molto frequentemente. Nota di merito per Martha Vickers (Carmen, la sorella della protagonista) interprete di una ragazza viziata e viziosa, incapace di non succhiare il proprio pollice nei momenti di nervosismo… come Hollywood scacciava sommessamente le sue perversioni….

Bowman