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GANGS OF NEW YORK
(USA 2002)
di M. Scorsese con L. Di Caprio D.D. Lewis

Il trentennale progetto di Scorsese s'infrange sul personaggio di Di Caprio, messo a bella posta per dare un'impropria ragione morale allo spettatore, per guidarlo in modo didascalico tra gli eventi.
La rivolta cittadina finale che doveva essere il punto di forza di Gangs of New York naufraga per gli stessi motivi: troppe parole e troppe spiegazioni non appartengono al cinema di Scorsese.
Più agile ed asciutto, autoironico in primis esattamente come uno dei pochi personaggi azzeccati del film, il Macellaio interpretato da Daniel Day Lewis.
Il suo contrappunto scenico è leggero, pavido, arso di fede cattolica, tendente a pontificare, ma soprattutto a scomparire di fronte all'avversario: essendo oltrettutto l'io narrante, condanna il film a rallentamenti e ripensamenti, quando le sue intenzioni sono comunque rivelate sin dalle prime scene.
Gangs of New York si trascina per 160 minuti, vorrebbe essere illuminante (sulla nascita di New York, sulle ragioni della lotta, sul perché il racconto si concentra su Amsterdam e Bill, su quanto contano i Five points ecc.ecc.) , ma è proprio questa volontà a tarparne le ali.

Bowman