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LA DONNA DEL RITRATTO
(USA 1944)
di F. Lang con E.G. Robinson J. Bennett

La donna del ritratto permette a Lang di entrare in un sogno tanto verosimile quanto decodificabile sin dalle prime inquadrature di Richard Wanley (Edward G. Robinson), professore di psicologia criminale impegnato in una disanima sull’omicidio davanti ai propri studenti. Il nome di Sigmund Freud capeggia bene in vista sulla lavagna.
Lasciato solo da moglie e bambini partiti per le vacanze, dopo un drink con gli amici in un rispettabile club del centro città Wanley s’abbandona su una poltrona per una lettura de I cantici di Salomone.
Nell'aria ancora le chiacchere a proposito di una donna ritratta in un quadro ammirato nel pomeriggio. Sarà proprio quest'ulitma (Joan Bennett) la causa scatenante di un vortice d’eventi che vedrà Robinson autore di un omicidio, trafugatore del cadavere e spettatore delle indagini delle polizia, come amico dell’ispettore incaricato. Una tensione narrativa destinata ad aumentare con l’ingresso in scena di un ricattatore: la paura dello scandalo aumenterà a dismisura costringendo Richard Wanley al suicidio.
Lang trasporta lo spettatore in un incubo reale, sospeso tra innocenza e colpevolezza, trasformando Robison in un erede borghese di Peter Lorre. Il gioco del regista tedesco si svela quando il professore si risveglia dalla stessa poltrona dove si presupponeva giacesse morto, seduto al club d’inizio serata: il ricattatore è il portiere, l’uomo assassinato il responsabile del guardaroba, il subconscio del criminologo l’assoluto protagonista.

Bowman