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CONTRATTO PER UCCIDERE
(USA 1964)
di D. Siegel con L. Marvin

Semplice, diretto, asciutto.
E per di più senza speranza. Ecco Don Siegel in tutto il suo splendore dal cult proibito in tv nel 1964 Contratto per uccidere, dove rilegge a suo modo The Killers di Hemingway e poi di Siodmak.
Film costruiti intorno alla certezza della morte (violenta) che coglierà ogni personaggio nell'arco della durata della pellicola, relazionati tra loro da momenti di superficiale romanticismo il più delle volte spazzati via da un cinismo sprezzante.
Lee Marvin e John Cassavetes, insieme in un'unica fondamentale scena, sono il punto di partenza da cui si snoda Contratto per uccidere, che inizia con dieci minuti strabilianti (inquadrature inclinante, violenza strisciante e gran ritmo) per poi rallentare flashback dopo flashback: il cattivo è Ronald Reagan (ultimo film per lui), un attore senza carisma che partorirà un presidente americano, assurdamente riconoscibile tra la folla nell'impossibilità di distinguere la successiva immagine pubblica da quella originale.
Siegel si rifà sotto nel finale, regalando allo spettatore anche una chiusura da applausi, un'annunciata carneficina a cui non scampa nemmeno lo spietato Marvin.

Bowman