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visioni: recensioni A-Z / SHORTCUTS / DIRECTORS / YEARS
CLOVERFIELD
(USA 2008)
di M. Reeves
Cloverfield avrebbe potuto essere la tomba del cinema amatoriale, di real tv e dei reality show, della società dell’immagine e dell’informazione.
In realtà non è nient’altro che una lapide divertente e ben scritta, diabolica nella sua realizzazione innocente e semplicistica solo in superficie, quanto basta per catturare fisicamente chi guarda e abbandonarlo 83 minuti dopo senza dare molte possibilità di riflettere su quanto sta vedendo (un nastro registrato da una videocamera amatoriale, recuperato dall’esercito americano nei dintorni di Central Park nel mezzo di un’operazione denominata Cloverflied e successivamente archiviato come documentato segreto).
Matt Reeves gioca con una tensione diffusa e crescente, enfatizzata da riprese ed effetti speciali perfettamente low-fi, commentate dalle parole incredule, coraggiose, disperate, idiote di un americano medio quanto l’occhio indiscreto e il più possibile inappagabile dello spettatore contemporaneo. Un occhio che rischia d’essere sopraffatto da un’eco di marketing in mimetica alternativa capace d'identificarsi senza colpo ferire tanto in paranoie apocalittiche quanto nelle note dei texani Spoon (buttate lì apparentemente a caso, come i tagli dovuti alla registrazione su nastro sulla videocamera del protagonista, il nastro registrato di un pomeriggio a Long Island che s’intreccia posticcio e drammatico con l’evolversi catastrofico dell’ultimo dei disaster movies ... but you won't hear from the messenger,don't wanna know bout something that you don't understand, you got no fear of the underdog,that's why you will not survive!).
Bowman
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